Una fiction e tre giornate per Mario
Dal 18 al 26 gennaio Palermo e Corleone con tre intensi appuntamenti ricordano due tragici delitti avvenuti per mano mafiosa nello stesso giorno, a distanza di un anno esatto: Ugo Triolo e Mario Francese. Triolo, avvocato nonché vicepretore onorario di Prizzi, fu assassinato il 26 gennaio 1978 a Corleone, e la stessa sorte toccò al giornalista Mario Francese il 26 gennaio del 1979. Un filo sottile quello che unisce i due omicidi legati dallo stesso destino e che ancora oggi mette in evidenza problematiche mai sopite e ancora in cerca di una verità. Il ciclo di eventi, organizzato dal comitato “26 gennaio” e dall’ex sindaco di Corleone Pippo Cipriani in collaborazione con i Comuni di Palermo e Corleone, e con l’adesione dell’Università di Palermo, di Libera, dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, del consiglio dell’Ordine degli avvocati di Termini Imerese e di diversi istituti scolastici del Corleonese, prende il via giovedì 18 gennaio con il convegno “Palermo e Corleone, dal ricordo delle vittime innocenti al contrasto alla mafia”, alle 17.30 nell’aula consiliare del Comune del capoluogo. All’incontro, che rientra tra gli eventi formativi per i giornalisti e dà diritto a due crediti, saranno presenti il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, lo storico Nino Blando che rievocherà i due tragici omicidi insieme a Felice Cavallaro, all’epoca dei fatti giovane amico e collega di Francese, e al cronista Salvo Palazzolo, con loro l’avvocato Enza Rando responsabile nazionale di Libera. Sarà l’occasione per rivivere quei momenti, anche attraverso le parole di chi ha sperimentato in prima persona quei fatti tragici: da Giulio Francese, figlio di Mario, oggi presidente dell’Odg Sicilia, a Dario Triolo, figlio dell’avvocato assassinato. Un incontro per capire e conoscere le famiglie mafiose che hanno dominato sul territorio e quanto è stato fatto negli ultimi anni grazie a quegli eroi che hanno pagato un duro prezzo per offrirci un futuro di libertà. Sempre il 18 al termine dell’evento formativo, alle 20, sarà la volta della proiezione in anteprima - andrà in onda su Canale 5 il 21 gennaio in prima serata - del film “Delitto di mafia - Mario Francese”. liberisognatori Si tratta del secondo appuntamento della serie Liberi Sognatori, la fiction prodotta da Taodue che racconta la vita degli eroi civili della storia contemporanea. In sala saranno presenti gli attori Claudio Gioé (nei panni di Mario Francese) e Marco Bocci (che interpreta il figlio Giuseppe). Il secondo appuntamento è per lunedì 22 gennaio, alle 11, nell’aula magna dell’istituto scolastico “Don Colletti”, a Corleone, ed è rivolto agli studenti di due istituti superiori, con la partecipazione di Leonardo Agueci e Franco Nicatro, consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti. L’ultimo incontro è previsto il 26 gennaio a Corleone, nell’ex Moschea S. Andrea, nel quartiere dei Riina, per suggellare la nascita di un’associazione delle vittime innocenti di mafia, alla presenza del fondatore di Libera Don Ciotti, del cronista Franco Viviano e del direttore del Giornale di Sicilia Marco Romano. Tre appuntamenti tra Corleone e Palermo nel ricordo di Ugo Triolo e Mario Francese. Per l'occasione è stato realizzato uno speciale annullo postale che sarà presentato durante la cerimonia.
“Tra le due storie c’è un legame molto profondo - ricorda l’ex sindaco di Corleone Cipriani - la sera stessa dell’omicidio di Triolo, da profondo conoscitore delle vicende corleonesi, Francese capì subito l’importanza di quel delitto e fu il primo a intuire il pericolo rappresentato dalla la mafia Corleonese. Tanto è vero che dopo Triolo, la mafia colpì a morte Francese. Il comitato, che ha aiutato a organizzare questo evento, vuole lasciare una sorta di seme per contribuire a far nascere a Corleone un’associazione per la tutela delle vittime innocenti di mafia, la promozione della legalità e - conclude - il contrasto al crimine organizzato”. Venerdì 26 gennaio, infine, alle 9 davanti al cippo in viale Campania che ricorda l’agguato in cui perse la vita il cronista del Giornale di Sicilia, l'Unci ha organizzato una cerimonia di commemorazione. Saranno presenti la vedova Maria Sagona, i figli Giulio, Fabio e Massimo. Interverranno il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e i vertici dell'Assostampa regionale. Anche a Siracusa, dove era nato nel 1925, la locale sezione Unci guidata da Francesco Nania ricorderà Francese con un evento che si svolgerà alle 9.30 del 26 gennaio nel giardino pubblico di piazza Leonardo da Vinci.. “Tra le due storie c’è un legame molto profondo - ricorda l’ex sindaco di Corleone Cipriani - la sera stessa dell’omicidio di Triolo, da profondo conoscitore delle vicende corleonesi, Francese capì subito l’importanza di quel delitto e fu il primo a intuire il pericolo rappresentato dalla la mafia Corleonese. Tanto è vero che dopo Triolo, la mafia colpì a morte Francese. Il comitato, che ha aiutato a organizzare questo evento, vuole lasciare una sorta di seme per contribuire a far nascere a Corleone un’associazione per la tutela delle vittime innocenti di mafia, la promozione della legalità e - conclude - il contrasto al crimine organizzato”. Venerdì 26 gennaio, infine, alle 9 davanti al cippo in viale Campania che ricorda l’agguato in cui perse la vita il cronista del Giornale di Sicilia, l'Unci ha organizzato una cerimonia di commemorazione. Saranno presenti la vedova Maria Sagona, i figli Giulio, Fabio e Massimo. Interverranno il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e i vertici dell'Assostampa regionale.
Mario Francese sarà ricordato anche a Siracusa, dove era nato, con una cerimonia che si svolgerà alle 10 di venerdì 26 gennaio davanti alla lapide che si trova all’interno del Giardino “Mario Francese” in via Francesco Maria Cavallari (ex Casina Cuti) del parco archeologico della Neapolis.
Interverranno, tra gli altri, il sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, il segretario dell’Ordine Giornalisti di Sicilia, Santo Gallo, il segretario regionale dell’Assostampa della Sicilia, Alberto Cicero, il segretario provinciale dell’Assostampa, Prospero Dente, il fiduciario della sezione Unci di Siracusa, Francesco Nania, autorità civili e militari. All’evento parteciperanno anche gli alunni dell’Istituto comprensivo “Lombardo Radice”. Nel pomeriggio del 26, alle 17,30, sarà celebrata una messa nella chiesa di Sant’Angela Merici in via Piazza Armerina alla quale prenderà parte la sorella di Mario Francese, signora Maria.
<La figura di Mario Francese – ha dichiarato Francesco Nania, fiduciario della sezione Unci di Siracusa – è un punto di riferimento per noi cronisti ed il suo sacrificio, strettamente collegato alle inchieste condotte sul campo, rappresentano un esempio di coerenza e di professionalità: valori che un cronista deve sempre tenere ben presente nell’approcciarsi ai fatti da approfondire>.
Studenti Alcamo, omaggio a Mario
Giornata di manifestazioni in tutt'Italia per ricordare i 25 anni della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli uomini della scorta. In questa giornata di memoria si è mobilitata anche la scuola media Nino Navarra di Alcamo. Alle 8,30 di questo 23 maggio, 25° anniversario della strage, gli studenti pianteranno un albero di alloro presso la Navarra dedicata a Mario Francese, il giornalista del Giornale di Sicilia che prima di tutti capì la scalata e pericolosità dei corleonesi di Totò Riina e venne assassinato dalla mafia. Dopo gli studenti formeranno il Corteo della legalità con incontro con le autorità in piazza Ciullo. Prevista la deposizione di una corona d’alloro in piazza Falcone e Borsellino e presentazione di vari progetti quali : “Il baby consiglio comunale”, le vie dedicate alla mafia, la canzone “Vietato morire”, incontro con l’associazione Libera. Le cerimonie si concluderanno con un concerto degli alunni ad indirizzo musicale della “Navarra”.
La piantumazione dell'albero è l'omaggio che la Navarra ha voluto dedicare a Mario Francese, il giornalista che ha impressionato molto per il suo impegno e la sua passione civile i ragazzi e che la scuola ha voluto adottare. Nei giorni scorsi gli studenti hanno incontrato Giulio Francese, figlio di Mario, anche lui giornalista. Un incontro particolarmente intenso, con momenti di grandi commozione. Numerose le domande poste all'ospite dagli studenti, che nei giorni successivi hanno fatto dei resoconti sull'incontro e sul significato di questa esperienza. Ecco di seguito due articoli scritti da loro.
UNITI PER LA LEGALITÀ
“La paura si ha, ma la paura, se si è insieme, si combatte, si affronta!." Con queste parole Giulio Francese, figlio di Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia, ha iniziato, davanti alla platea di noi giovani studenti nell’IC Navarra, il suo intervento, organizzato dalla nostra scuola nell’ambito del progetto “Settimana della legalità” grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione Libera di Alcamo. [Leggi di seguito in Read more...]
Per il suo singolare esempio in Sicilia di «giornalismo investigativo», privo anche di ogni compiacenza verso i gruppi di potere collusi con la mafia, Cosa nostra ha eliminato il giornalista Mario Francese la sera del 26 gennaio 1979 davanti casa, mentre stava rientrando dopo una dura giornata di lavoro.
Nato a Siracusa il 6 Febbraio 1925, era divenuto in breve tempo una delle firme più stimate e uno dei più navigati conoscitori delle vicende mafiose, avendo sempre fatto una «lettura» acuta e approfondita del fenomeno mafia.
L’incontro con Giulio Francese non ha avuto solamente lo scopo di ricordare il sacrificio del padre e delle tante delle vittime e quindi la sofferenza dei familiari che hanno visto morire i propri cari, bersagli della violenza per aver ostacolato gli interessi dei criminali; è stato un momento di lezione civile che abbiamo raccolto e custodiremo nel nostro futuro: tutta la società deve essere coinvolta nel contrasto al fenomeno mafioso. Nessuno può chiamarsene fuori in quanto la lotta alla mafia è un dovere morale e civile.
La lotta alla criminalità organizzata, come ha affermato Giulio Francese, non può fermarsi alle forze dell’ordine e ai magistrati, ma deve coinvolgere l’intera società altrimenti le organizzazioni criminali continueranno a prosperare soprattutto nelle zone di complicità diffusa e di corruzione. Questo è l’orizzonte da raggiungere: uniti per la legalità...uniti per ostacolare il prevalere della cultura mafiosa e degli interessi criminali...uniti per rompere l’indifferenza o il silenzioso consenso agli intrecci moralmente riprovevoli…uniti per resistere alle prevaricazioni e all’accondiscendenza anche verso i più piccoli reati che limitano i diritti di tutti i cittadini.
Classe 3B
Memoria storica e responsabilità collettiva
Sono passati ormai venticinque anni dalle stragi del ’92 e io studentessa che oggi frequento la scuola sono parte di una generazione che porta, per così dire, nel corredo genetico l’eredità di quella memoria: delle stragi ho sentito parlare e ho fatto dei due grandi giudici palermitani i simboli coraggiosi della lotta alla mafia.
Sono il germoglio di quei giovani ventenni, vissuti proprio negli anni 90, i miei genitori, che hanno provato l’orrore di quella violenza e provato grande indignazione.
Non c’è il rischio che si perda un pezzo importante di memoria storica recente del nostro paese, la cui coscienza è basilare per essere cittadini attivi e responsabili.
Ma io, che vivo una quotidianità inquinata dalla cultura mafiosa , dalla convenienza “ a farsi i fatti propri”, dall’ammirazione nei confronti di chi delinque e ottiene prestigio, potere, denaro e l’impunità e soprattutto dall’indifferenza o tolleranza per la complicità tra potere e mafia, ho un sogno…dare una svolta alle nostre vite in questa terra duramente ferita dalla presenza mafiosa, presenza che uccide persone, distrugge le speranze e cancella la possibilità di un futuro.
Non voglio assumere un atteggiamento di distacco o rassegnazione o consenso passivo. E allora mi chiedo che cosa può rendere meno forti le organizzazioni criminali: “essere gruppo”. Insieme si propongono e si trasmettono comportamenti più coraggiosi, insieme si riesce a dare maggiore solidità e persistenza alle proprie azioni. Insieme si fanno progetti, ci si propone e ci si espone, insieme si diventa parte attiva della lotta contro la cultura mafiosa. Un senso di responsabilità collettiva diventa il punto di partenza per la speranza di un cambiamento
Alessandra Rocca, 3B
Spazio Stampa Cronaca
Quotidiano indipendente di informazione fondato dai Giornalisti Uffici Stampa della Lombardia
Sarà assegnato venerdì 25 gennaio a Gianluigi De Stefano, per un documento con il quale ha ricostruito la vita e le vicende legate alla prematura morte di Giancarlo Siani, giovane pubblicista napoletano assassinato nel 1985 a seguito delle sue inchieste sulla criminalità organizzata in Campania, il premio giornalistico nazionale Mario Francese 2008.
Siracusa, un parco per Mario Francese
Un giardino botanico di circa 3mila metri quadrati intitolato a Mario Francese, il giornalista siracusano del Giornale di Sicilia ucciso da Cosa nostra a Palermo per le sue coraggiose inchieste sugli interessi economici dei corleonesi. Così l’amministrazione comunale, su decisione del sindaco, Giancarlo Garozzo, ha deciso di ricordare in maniera ancora più degna il cronista che ha pagato con la vita il suo attaccamento alla professione.
Il parco è stato realizzato accanto a Casina Cuti, nei pressi della zona archeologica, e sarà inaugurato lunedì prossimo, 26 gennaio, giorno del 36esimo anniversario dell’omicidio, alla presenza di Giulio Francese, figlio di Mario anche lui giornalista, e della sorella Maria. Alle 10,30, il sindaco Garozzo accoglierà inoltre il prefetto, Armando Gradone, i vertici delle forze dell’ordine e altre autorità.
Mario Francese fu ucciso mentre rincasa dopo una giornata di lavoro. Per quel delitto sono stati condannati in via definitiva alcuni componenti della cupola di Cosa nostra dell’epoca (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Raffaele Ganci e Francesco Madonia) e l’esecutore materiale, Leoluca Bagarella. Nella motivazioni della sentenza, i giudici hanno evidenziato le doti umane, professionali e civili del giornalista siracusano e la capacità di anticipare, con le sue inchieste, i filoni investigativi di magistratura e forze dell’ordine.
Il giardino botanico “Mario Francese”, approvato dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, riqualifica una vasta area attorno alla biglietteria del parco archeologico, un passaggio obbligato per i turisti italiani e stranieri. Sono state impiantate, oltre al prato, più di 40 specie fra arbusti, piante erbacee perenni, stagionali, rampicanti, officinali e aromatiche. Inoltre, è in fase di completamento una vasca per le piante acquatiche.
Infine, in un sito Internet è stata realizzata una mappa interattiva con foto del posto e immagini delle piante presenti.
Siracusa, fatta a pezzi targa Mario Francese. 2014
Ignoti hanno divelto e danneggiato a Siracusa, la lapide posizionata in Largo Leonardo da Vinci in ricordo di Mario Francese, il cronista siracusano del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia in un agguato a Palermo il 26 gennaio 1979. La lapide, posizionata diversi anni fa su sollecitazione dei giornalisti siracusani, è stata staccata dal sostegno metallico sulla quale è fissata e quindi spaccata in più punti. Nella lapide sono rappresentate in modo stilizzato due pagine di giornale aperte all’interno di una delle quali c’è l’incisione:”A Mario Francese, giornalista, vittima della mafia”. La lapide che si trova a poche centinaia di metri dal comando provinciale dei carabinieri, è il luogo dove ogni anno i giornalisti siracusani si ritrovano il 26 gennaio, in occasione dell’anniversario dell’uccisione, per una sobria cerimonia commemorativa – spesso alla presenza della sorella del cronista Maria Francese che vive a Siracusa – e la deposizione di un omaggio floreale. Il presidente
del Gruppo siciliano dell’Unci, Leone Zingales, ha invitato le forze dell’ordine “a fare luce sull’episodio e individuare i responsabili dell’ignobile atto vandalico”.
L’Ordine dei giornalisti di Sicilia esprime la propria più ferma condanna ed esecrazione per il danneggiamento della lapide che, a Siracusa, città natale del collega, ricorda il sacrificio di Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979 a Palermo. Che si tratti di un’intimidazione mafiosa o, come appare più probabile, di un ignobile atto vandalico, rimane la gravissima offesa alla memoria di Mario, simbolo e riferimento professionale autentico per tutti i giornalisti siciliani, cronista di razza al quale l’Ordine dedica annualmente un Premio di giornalismo. Ci auguriamo che l’amministrazione comunale di Siracusa voglia ripristinare al più presto la lapide e che le forze dell’ordine individuino e segnalino alla magistratura i responsabili di questo gesto inqualificabile.
È intervenuto anche il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando,esprimendo la propria condanna "per l'incivile danneggiamento a Siracusa della lapide che ricorda il sacrificio del giornalista Mario
Francese". "Si tratta - ha detto Orlando - di un ignobile atto vandalico contro una straordinaria persona che ancora oggi è punto di riferimento per tutti i giornalisti. Grande solidarietà e affettuosa vicinanza esprimiamo, inoltre, alla famiglia del giornalista ucciso dalla mafia, sottolineando il grande impegno e l’indiscussa professionalità che hanno sempre contraddistinto l’operato di Mario Francese. Un martire della verità che ha dedicato la sua vita da professionista libero alla lotta contro la mafia".
Siracusa riscopre il suo Mario
“Mario Francese è stato un siracusano coraggioso, che ha pagato nel maniera più cara, con la vita, il suo impegno professionale e il suo amore per la verità. Per questo siamo orgogliosi di dedicargli questo giardino botanico”. Lo ha detto il sindaco, Giancarlo Garozzo, nel corso della cerimonia di intitolazione al cronista del Giornale di Sicilia del nuovo spazio verde realizzato dal Comune accanto alla biglietteria del parco archeologico. La manifestazione coincide con il 36esimo anniversario del delitto (il 26 gennaio del 1979), avvenuto a Palermo in viale Campania mentre il giornalista rientrava a casa dopo una giornata di lavoro.
Una cerimonia organizzata con la collaborazione dell'Associazione siciliana della stampa e dell'Ordine dei giornalisti e seguita dal pubblico in silenziosa partecipazione, alla presenza del figlio di Mario Francese, Giulio anche lui giornalista, e dell'anziana sorella Maria. Hanno partecipato il prefetto, Armando Gradone, il questore Mario Caggegi, i comandanti provinciali dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza, Mario Perdichizzi e Antonino Spampinato, i rappresentanti dei coordinamenti regionale e provinciale delle associazioni antiracket, Mauro Magnano e Paolo Caligiore, gli assessori al Verde pubblico e alla Polizia municipale, Teresa Gasbarro e Antonio Grasso, e alcuni consiglieri comunali. La cerimonia è stata coordinata dal segretario provinciale dell'Assostampa, Damiano Chiaramonte, che ha ricordato una lettera del 2007 con la quale l'ex Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, indicava Mario Francese come esempio meritevole di essere indicato ai giovani.
“Avevamo preso – ha detto il sindaco Garozzo – l'impegno con i siracusani e con la famiglia Francese di incontraci oggi per questa intitolazione e l'impegno è stato rispettato. Mario Francese dà il nome ad uno dei luoghi più importati della città, da cui passano ogni anno centinaia di migliaia di persone. In questa maniera, il coraggioso cronista siracusano sarà conosciuto dai visitatori italiani e stranieri che frequenteranno questi luoghi ricchi di storia e di fascino”.
“Mio padre – ha detto Giulio Francese – è cresciuto professionalmente a Palermo ma non ha mai smesso di essere siracusano, conservando anche il suo accento di origine. Per questo ho deciso di essere qui oggi e non alla cerimonia che si tiene a Palermo, dove non sono mai mancato. Ho sempre desiderato creare un ponte ideale tra queste due città nel nome di Mario Francese e spero che questo desiderio possa essere realizzato a partire da oggi”. Poi Giulio Francese ha ringraziato il sindaco per l'intitolazione e per la tempestività con la quale, lo scorso settembre, il Comune riparò e ricollocò nella sua sede lapide intestata al padre e che da oggi è stata collocata nel parco archeologico.
Mario Francese, come hanno stabilito i processi in cui furono condannati i suoi aguzzini, fu ucciso da Cosa nostra a Palermo per le sue coraggiose inchieste sugli interessi economici dei corleonesi, articoli capaci di anticipare verità che solo anni dopo sarebbero state consacrate dalla aule giudiziarie. “Lo faceva da uomo normale – ha detto ancora il figlio – senza frequentare gli ambienti dell'antimafia, e per questo lavoro alcuni colleghi lo consideravano un visionario”.
Alberto Cicero, segretario regionale dell'Assostampa, ha evidenziato il valore simbolico del lavoro di Mario Francese: “Il nostro solo dovere è di dire la verità e dobbiamo farlo per tenere fede alla professione. Egli pagò con la vita questo attaccamento al dovere ed è bene ricordarlo oggi che tutto il mondo parla di libertà di stampa”.
Aldo Mantineo, in rappresentanza dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, ha portato il saluto del presidente, Riccardo Arena, e ha sottolineato l'impegno dei giornalisti siracusani per ricordare sempre in maniera degna il cronista ucciso. “Oggi – ha detto – stiamo vivendo un bel momento civile. Ricollegandomi alle parole del presidente Napolitano, è significativo che la lapide commemorativa, per 20 anni posizionata in piazza Leonardo da Vinci, si trovi ora in una zona attraversata ogni anno da centinaia di scolaresche e migliaia di giovani”.
Il giardino botanico, progettato dal Comune e approvato dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, riqualifica un'area di 3mila metri quadrati attorno alla biglietteria del parco archeologico. Sono state impiantate, oltre al prato, più di 40 specie fra arbusti, piante erbacee perenni, stagionali, rampicanti, officinali e aromatiche. Inoltre, è in fase di completamento una vasca per le piante acquatiche.
Quasi in contemporanea si è svolta a Palermo, in viale Campania, la consueta cerimonia nel luogo nel luogo in cui Mario Francese fu assassinato da un commando mafioso a poca distanza dalla sua abitazione il 26 gennaio 1979. Alla cerimonia, organizzata dall'Unci Sicilia, era presente la vedova del cronista, signora Maria con i figli Fabio e Massimo, oltre al sindaco Leoluca Orlando, il presidente regionale dell'Assostampa, Giancarlo Macaluso, il presidente dell'Unci Sicilia, Leone Zingales, il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena, e i consiglieri dell’Ordine Giovanni Villino e Salvo Li Castri. "La figura di Mario Francese – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – ancora oggi è chiaro e valoroso esempio di libertà e professionalità, che ha mostrato quanto importante sia l'impegno di tutti e di ciascuno, quale che sia la sua formazione ideologica e quale che sia il suo impegno professionale”.
"Si è rinnovato l'appuntamento con il ricordo di un grande cronista che, per primo, - ha dichiarato Leone Zingales, presidente dell'Unci Sicilia - svelò gli intrecci tra mafia corleonese e comitati d'affari palermitani in un periodo in cui non era sta ancora pienamente focalizzata la figura criminale del boss Salvatore Riina.
Nel nel suo interventi Il presidente dell'O redine dei giornalisti Arena ha inoltre preannunciato che lo svolgimento del premio Francese si terrà il 9 febbraio al liceo Vittorio Emanuele II di Palermo con la partecipazione dei due attori e comici palermitani Salvo Ficarra e Valentino Picone.
Siracusa e Palermo ricordano Francese, cronista di “occhi testa e gambe”.
“Studia bene le carte e parla con la gente”. Circa mezzo secolo fa è quello che il siracusano Mario Francese consigliava al giovane cronista Marcello Sorgi, prima che l’allievo lasciasse l’isola per diventare una delle firme del giornalismo italiano, e quello del maestro diventasse “il primo assassinio di mafia strettamente legato a un’inchiesta giornalistica“. Sono passati 42 anni da quel 26 gennaio in viale Campania, quando i killer dei corleonesi freddarono il redattore che si occupava di giudiziaria per il Giornale di Sicilia. Il primo a cadere per aver capito che quei “viddani” spregiati dai clan dei mandamenti storici, stavano conquistando il capoluogo isolano. E fra gli ultimi a essere strappato dall’oblio, grazie alla tenacia della sorella Maria e alla memoria della redazione provinciale del quotidiano. Questa scuola di vita e di mestiere ora non c’è più, smantellata dall’epidemia di miopia imprenditoriale che ha colpito l’editoria. E’ rimasta però la generazione di “biondini” che hanno fatto bianchi i capelli seguendo l’insegnamento del collega caduto. Assostampa e Unione cronisti li riuniscono una volta l’anno, davanti le lapidi che lo ricordano. Stanno una a Siracusa, dov’è nato e ha battuto i primi articoli. E l’altra a Palermo, dove le sue inchieste gli hanno fatto guadagnare fama e perdere la vita.
La cerimonia a Siracusa
“E’ proprio questo modo di fare giornalismo d’inchiesta che ho sempre ammirato, e cercato di trasportare nella mia attività professionale”, dice Giusi Scaduto durante la commemorazione mattutina a Casina Cuti. Negli elenchi dell’Ordine figura sotto la voce “pubblicisti“, ma delle cronache è soprattutto protagonista come prefetta di Siracusa. Nonostante la “zona rossa rafforzata” per il contrasto al Covid, ha appoggiato con convinzione la richiesta del segretario provinciale di Assostampa per non far mancare questo appuntamento con la memoria antimafia, proprio all’ingresso del teatro greco. “In tempi dove facciamo i conti con la paura, stiamo scoprendo anche il valore del coraggio di chi si è messo in gioco la vita”, dichiara Prospero Dente, prima di deporre un sobrio mazzo di fiori. Che poi andrà a onorare la tomba di Maria Francese, scomparsa due anni fa. E ricordata dalla locale sezione Unci “come un punto di riferimento del giornalismo siracusano, esempio di come il lavoro di un vero cronista sopravviva nel tempo nonostante la voracità delle breaking news“.
Per la sobria e “distanziata” celebrazione siracusana arriva anche il sindaco Francesco Italia, sorpreso che la commemorazione non sia stata annullata per pioggia. Sono presenti anche i vertici delle Forze dell’ordine, niente affatto sorpresi dalla caparbietà dei cronisti. L’altro Ordine presente, quello dei giornalisti, c’è con il consigliere regionale Santo Gallo. Che ai suoi esordi come corrispondente del Giornale di Sicilia aveva conosciuto Mario Francese, e ora ne ricorda il rituale commiato quando lasciava la redazione:“Uomini del Colorado, vi saluto e me ne vado”. Perché anche quando si firmano inchieste da far tremare i polsi, ricorderà Sorgi qualche ora dopo, “nelle redazioni di una volta c’era un clima di goliardica allegria”.
Adesso di redazioni ce ne sono poche e niente, mentre il precariato imperante lascia poco spazio alla goliardia. Però, ricorda l’editorialista della Stampa, anche in tempi di smart-working “il buon giornalismo è frutto di un lavoro fatto con gli occhi, la testa e le gambe”. Deve scappare a seguire la crisi di governo, ma prima di chiudere il collegamento consegna la lezione imparata dal vecchio maestro assassinato: “Non solo leggere le carte, ma studiarle e ragionarci sopra”. L’online incubatore del deleterio copia-incolla che ha cancellato “il lavoro fatto consumando le suole”, è anche lo strumento che permette forma più ampia alle commemorazioni ridotte in presenza. E’ grazie alla rete che le contemporanee cerimonie di Siracusa e Palermo poi si fondono nel corso di formazione, dove può ricordare “i colleghi che sono morti per affermare un principio di civiltà”. Uno streaming dove “la storia che è memoria” – commenterà alla fine la docente liceale Elvira Siringo – diventa “soprattutto la radice che sostiene e nutre il presente”.
La manifestazione di Palermo
Un “presente” dell’assassinio Francese, che nella commemorazione palermitana assume significati ancora più densi. “Una grande partecipazione emotiva”, ammette Roberto Ginex, segretario regionale di Assostampa. Infatti, racconta il comunicato dell’Unci, alla cerimonia che si è svolta sul luogo dell’agguato “erano presenti i figli del cronista ucciso, Massimo e Giulio, presidente regionale dell’Ordine”. Un’iniziativa, “organizzata dal Gruppo cronisti sicilianidell’Unci, come accade dal 2006“, cui hanno preso parte “il sindaco Leoluca Orlando, e il segretario dell’Anm di Palermo, Giuseppe De Gregorio“. Oltre al prefetto, ai vertici delle Forze dell’ordine, nonché i “rappresentanti dell’Esercito e della Croce rossa“. Nel capoluogo dell’isola sente il dovere di presenziare pure il Giornale di Sicilia, col direttore Marco Romano. Del cronista freddato dalla mafia, Peppino Lo Biancosottolinea “lo straordinario esempio di professionista avulso da compiacenze e compromessi; resta un limpidissimo simbolo per chiunque voglia fare il giornalista in Sicilia”. Il presidente del Gruppo siciliano dell’Unci spiega che “a 42 anni dal delitto lo ricordiamo non solo per la sua capacità di collegare nomi e fatti, propria di un giornalismo investigativo coraggioso e solitario, ma anche per la sua inesauribile passione civile per la verità, coltivata pure nei confronti dell’omicidio di un altro collega, Cosimo Cristina“.
Leone Zingales 15 anni fa propose al Comune di Palermo la collocazione di un cippo per ricordare Francese sul luogo dell’agguato, perché non c’era nulla di tangibile a rievocare quell’omicidio eccellente che già da tempo era commemorato nella “periferica” Siracusa. “Per la prima volta, nel giorno dell’anniversario manca la moglie Maria Sagona, mamma di Giulio, Fabio, Massimo e Giuseppe, che ci ha lasciati poco tempo fa”, ricorda l’ex presidente dell’Unci Sicilia. “Ricorderemo sempre questa donna forte, composta, mai sopra le righe; così come ricorderemo sempre Giuseppe, il più piccolo dei figli, che ha contribuito con le sue ricerche al lavoro degli inquirenti per fare luce sul caso”. Un caso che ha impiegato anni per uscire dal dimenticatoio.
Il seminario on line
“Perché non facciamo un mestiere qualsiasi”, sottolinea il figlio, parlando da presidente dell’Ordine regionale durante il seminario online. Era “un lavoro importante ed essenziale” prima, quando il papà cadde qualche mese dopo averlo iniziato alla professione. E lo è adesso, “che ha dimostrato di essere un argine alle fake news“. Le quali, a volte, sono solo una faccia del problema. L’altra è quella denunciata da Alberto Cicero, presidente dell’Assostampa siciliana. “Non sempre dalle istituzioni arrivano informazioni corrette. Pudore? No, omertà. Viene calpestato il diritto a essere informati, nonostante la necessità della società ad accedere alla verità”.
Quello organizzato da Assostampa Siracusa è un corso valido per i crediti della formazione professionale. Per questo diventa particolarmente significativa la presenza fra i docenti di due giovani, che giornalisti non sono. Almeno per quello che si intende secondo i canoni di legge. Secondo i canoni etici della professione, invece, qualcosa hanno da insegnare a tutti. Il liceale Andrea Campanelli cura il blog scolastico “La voce del Gargallo“. Il primo articolo è stato proprio una intervista a Giulio Francese, preparata da una meticolosa ricerca sulla storia e il lavoro del padre Mario. Ora, con la sicurezza di chi ci mette la faccia dopo averci messo la firma, del cronista assassinato ricorda “la lungimiranza: caratteristica dei più grandi, soprattutto nel giornalismo”. Mario Francese ci ha visto così lontano su cosa accadeva con la mafia siciliana, che oggi il presidio siracusano di Libera è intitolato a lui. “Nella scelta della vittima c’è il programma del lavoro da portare avanti”, spiega il responsabile Giacomo Carpinteri. Sottolineando che “conosciamo la realtà attraverso i giornalisti”, avverte chiaramente il pericolo delle intimidazioni ai cronisti. Non solo quelle che “avvengono con atti criminali, che sono riconoscibili, ma pure quelle con lo strumento più insidioso delle querele“.
