Scuola Mario Francese a Marineo
Quella del primo dicembre è una giornata che rimarrà scolpita nella mia mente e nel mio cuore. Non solo per l’intitolazione a mio padre, Mario Francese, dell’Istituto comprensivo di Marineo, prima scuola a portare il suo nome, ma per le emozioni che mi hanno regalato la preside, gli splendidi insegnanti e sopratutto i ragazzi. L’unica parola che mi sento di aggiungere è solo grazie. Grazie di cuore. E voglio condividere con tutti la bellezza di alcuni pensieri che i ragazzi hanno dedicato al mio papà.
Miriam, 13 anni.
“Caro Mario Francese, sei stato un uomo coraggioso, onesto, un giornalista che combatteva contro la mafia. Nei tuoi articoli si leggeva tutta la verità, quella verità che nessuno osava dire o scrivere. Per questo motivo la mafia ti ha ucciso la sera del 26 gennaio 1979, per spegnere la voce che rompeva il silenzio. Ma nonostante sembra che la mafia abbia vinto, la tua morte non è rimasta vana. Il tuo coraggio e il tuo impegno civile di giornalista che compie il suo lavoro vivranno per sempre perché noi ti ricordiamo e leggiamo i tuoi scritti. Abbiamo dedicato la scuola in tuo onore. Porterà il tuo nome. Noi che frequentiamo questa scuola possiamo ispirarci a te e seguire il tuo esempio nella vita di ogni giorno, affrontando le paure, avendo il coraggio di parlare e di rompere il silenzio.
Così la mafia ha perso e tu hai vinto”.
Arianna, 13 anni.
“Mario Francese, anche se ora non ci sei più, vivi in noi e noi ti promettiamo di tramandare la tua storia e le storie di coloro che, dicendo la verità, sono morti ingiustamente. Le storie di coloro che hanno lottato per la verità e hanno vinto”.
Nicoletta, 13 anni.
“Mario Francese, tu hai lottato contro di loro, contro i mafiosi, e adesso noi saremo le voci che porteranno avanti la tua verità, la verità vera”.
Gioele, 12 anni.
“La mafia fa schifo; la mafia è vigliacca perché uccide sempre alle spalle. Ciao Mario Francese, sei un uomo da ammirare”.
Pietro, 12 anni.
“Mario Francese era un uomo onesto, sempre alla ricerca della verità; andava avanti per la sua strada senza alcun timore perché l’unico suo obiettivo era portare alla luce la verità. Lui ha dimostrato di non avere paura di scrivere ciò che tutti sapevano, ma che nessuno aveva il coraggio di raccontare. Il suo esempio, il suo coraggio e le sue idee continueranno a vivere”.
Desirée, 11 anni.
Mario Francese, un uomo abile e coraggioso cha ha saputo rendere giustizia alla verità di ogni libero cittadino”.
Beatrice, 12 anni.
“Caro Mario Francese, averti conosciuto, anche se non fisicamente, mi ha permesso di capire quanto sia importante dire la verità a qualsiasi costo. La tua tenacia, il tuo coraggio e la tua sincerità saranno per noi un esempio per la vita”.
Sofia, 12 anni.
“Anche nelle piccole cose, a scuola, in famiglia, con gli amici, quante volte ci capita di far finta di non vedere…Oggi sono più consapevole che, se vogliamo vivere in una società migliore, dobbiamo essere coraggiosi e coerenti con le nostre idee, vedendo anche dove è scomodo”.
Aurora, 11 anni.
“La storia di vostro padre mi ha fatto riflettere e mi ha insegnato che bisogna essere forti davanti alle disgrazie della vita e che la verità è importante. Ho sempre odiato la mafia, anche se non l’ho mai vista di presenza e spero di non vederla mai! Un grande saluto e un forte abbraccio”.
Sebastiano, 11 anni.
“Sono felicissimo che la nostra scuola sia stata intitolata a vostro padre perché così nessuno dimenticherà la sua storia. La storia di vostro padre mi ha commosso. Bisogna essere un uomo coraggioso: vostro padre lo era e lo sarà sempre, anche da lassù”.
Ludovica, 11 anni.
“Caro Giulio, ti scrivo questa lettera per esprimere dei sentimenti che parlando non riuscirei a tirare fuori. Scusa se non sarò capace di esprimere tutto quello che ho provato e che devo ancora provare. Mario Francese amava dire e scrivere nelle sue pagine di giornale la verità e non pensava a quello che poteva succedergli. Sono felice che la nostra scuola sia intitolata a un giornalista siciliano. E che abbiamo l’onore di averti oggi con noi. Un caloroso abbraccio”.
Quella luce negli occhi quel bisogno di verità
Protagonista il giornalismo d'inchiesta
PALERMO - Una serata per ricordare Mario Francese e per celebrare quei giornalisti che continuano sulla scia di quel giornalismo di inchiesta che costò la vita al cronista ucciso da Cosa nostra nel 1979. La sedicesima edizione del Premio Mario Francese è andata in scena al Nuovo Montevergini di Palermo, nell’ambito del programma del Festival della Legalità.
IMG 3791-624x300Per l’edizione 2012 la scelta è caduta su Franco Oddo e Marina De Michele, rispettivamente direttore e vicedirettore de “La civetta di Minerva”, piccolo giornale siracusano – cartaceo e online – che, grazie alla caparbietà delle sue inchieste, ha approfondito e fatto emergere uno scandalo su possibili commistioni di interessi tra magistratura e avvocatura, sfociato nell’allontanamento da Siracusa, da parte del Csm, del procuratore della Repubblica e di un sostituto. Grandi applausi per i due giornalisti, che hanno ricordato le difficoltà nelle quali si sono dovuti muovere per portare avanti l’inchiesta. “Quest’anno abbiamo voluto premiare dei giornalisti che hanno fatto il loro mestiere con indagini documentate che non hanno guardato in faccia il potere”, ha detto sul palco il presidente dell’Ordine dei giornalisti Riccardo Arena. Nel consegnare il premio, Giulio Francese, figlio di Mario, ha sottolineato l’importanza della solidarietà verso i cronisti che si espongono: “Muore chi viene lasciato solo”, ha detto, ricordando la vicenda di suo padre.
Una menzione d’onore e una speciale in questa edizione 2012 sono andate a un giornalista di esperienza e a una giovane: Gianfranco Pensavalli, di “Magma”, cronista evergreen, è stato il primo a trovare le notizie poi approfondite dall’inchiesta della “Civetta”; Alessandra Privitera, della Civetta, appena iscritta all’elenco pubblicisti, ha dato un fondamentale supporto ai colleghi Oddo e De Michele e sul palco ha voluto condividere il riconoscimento con tutta la redazione.
Emozionante all’inizio della serata condotta dai giornalisti Tiziana Martorana e Salvo Toscano, la lettura da parte dell’attrice Barbara Tabita di un’inchiesta di Francese, datata 1979, che fu pubblicata postuma. “Mette i brividi pensare che da allora molto poco è cambiato”, ha detto l’attrice siciliana dopo la sua performance. Il premio Giuseppe Francese per i giovani gironalisti è andato al palermitano Gaetano Pecoraro di Piazza Pulita. Consegnati anche riconoscimenti alla Tgr della Rai per i servizi realizzati per il ventennale delle stragi del ’92 (premio ritirato da Fabrizio Maffei e Vincenzo Morgante), al blog dipalermo.it (sul palco Gery Palazzotto e Francesco Massaro) e al Centro Pio La Torre per la rivista A Sud d’Europa (premiat Vito Lo Monaco e Angelo Meli). Nel corso della serata anche buona musica jazz con la voce di Alba Plano.
[estratto da: http://livesicilia.it/2012/10/05/premio-mario-francese-2012-tra-dibattiti-e-riconoscimenti_193447/]
Premio Francese, via al concorso cinematografico per studenti
Palermo, 11 dicembre 2019 - Va avanti la macchina organizzativa del Premio Mario e Giuseppe Francese, organizzato dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, in collaborazione con Libera, l’associazione Uomini del Colorado e con la sezione siciliana del Centro Sperimentale di cinematografia-Scuola nazionale di Cinema. Il Premio, dedicato al cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia 41 anni fa, si svolgerà il 6 febbraio 2020 a Palermo, presso il teatro Santa Cecilia. Una scelta non casuale quella del 6 febbraio, in quanto coincide con la data di compleanno di Mario Francese che avrebbe compiuto 95 anni.
La commissione si è riunita nei giorni scorsi per una prima valutazione sui giornalisti cui assegnare i due premi, intitolati uno a Mario Francese e uno a suo figlio Giuseppe. La commissione, presieduta da Gaetano Savatteri, è composta da Giulio Francese, figlio di Mario e presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia; Felice Cavallaro, inviato del Corriere della Sera; Salvatore Cusimano, direttore Rai Sicilia; Franco Nicastro, giornalista dell’Ansa; Riccardo Arena, cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia.
Nel frattempo procede il lavoro delle scuole che hanno aderito alla novità di questa XXIII edizione del Premio, il concorso cinematografico per la realizzazione di un corto sul tema "La memoria contro la mafia", per ricordare il coraggio e il sacrificio di quanti non si sono arresi a Cosa nostra, pagando anche con la vita il proprio impegno.
Sono diciannove le scuole che hanno aderito, per un totale di 25 lavori che saranno presentati. Undici scuole sono di Palermo: gli istituti Regina Margherita, Don Bosco Ranchibile, Meli, Galilei, Umberto I, Einaudi Pareto, Cascino, Vittorio Emanuele III, Garibaldi, Don Colletto (Corleone) e D’Alessandro (Bagheria). Gli altri istituti che partecipano sono il Verona Trento e il Maurolico di Messina, il Borghese Faranda di Patti, il Manzoni di Mistretta, il Ruggero Settimo di Caltanissetta, il Foscolo di Canicattì, il Cascino di Piazza Armerina e il Secusio di Caltagirone. La giuria del concorso è composta da Ivan Scinardo, direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia, dai giornalisti Salvatore Rizzo, Gian Mauro Costa e Maria Pia Farinella e dall’attrice Silvia Francese.
Il concorso, come si legge nel bando, nasce per dare voce alle nuove generazioni nel segno dell’esempio e della “lezione” professionale di Mario Francese e per stimolare la curiosità dei ragazzi e la voglia di raccontare la realtà che li circonda, attraverso varie forme espressive e format quali: audio, video, scrittura, fotografie. Gli studenti devono tentare di raccontare per immagini storie, episodi e personaggi, anche meno noti alle cronache, che rappresentano la resistenza al potere della mafia. Il concorso voluto mira a stimolare in questo modo la consapevolezza e la riflessione sugli effetti della lunga stagione del terrore mafioso e a far scoprire e a far proprie le storie di tutti quegli uomini diventati “eroi”, che hanno sacrificato la propria vita per non piegarsi alla violenza di Cosa nostra. Per i giovani una sfida creativa, utilizzando un linguaggio per immagini, diretto sia ai coetanei che agli adulti.
Il concorso si inserisce inoltre nel percorso di avvicinamento alla manifestazione del 21 marzo 2020 – XXV Giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che quest’anno si svolgerà a Palermo, coinvolgendo studenti e Istituti scolastici provenienti da tutta la Sicilia e da tutta l’Italia.
Premio Francese, i racconti degli studenti
Il Premio Mario Francese quest'anno presenta una novità, uno spazio dedicato alle scuole, coordinato dalle associazioni Libera e Uomini del Colorado. Un progetto che guarda con interesse all'evoluzione dei mezzi di comunicazione che ha trasformato il mondo dell'informazione rendendo i giovani sempre più protagonisti. E per dare più spazio al protagonismo dei giovani si è guardato con interesse al mondo della scuola, per cercare di dare voce alle nuove generazioni di reporters in erba e stimolare la loro partecipazione attiva attraverso contributi quali news, blog, social network, video, giornali scolastici, web radio e qualsiasi altra forma espressiva. L'idea di fondo quella di attivare, nel segno della lezione professionale e dell'esempio di Mario Francese, percorsi formativi all'interno degli istituti al fine di stimolare la curiosità dei ragazzi e la voglia di raccontare la realtà che li circonda. Il Premio Francese costituisce la "cornice" finale per dare risalto e massima valorizzazione al lavoro degli studenti.
Al progetto, partito quest'anno in via sperimentale, hanno aderito alcuni istituti palermitani. Il Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il Liceo Scientifico Benedetto Croce, il Liceo Psicopedagocico Regina Margherita, il LIceo Classico Meli. Il tema: "La scuola, il quartiere".
I ragazzi hanno scelto soprattutto la formula del racconto, che ha permesso loro di rappresentare attraverso gli occhi dell'Altro, le problematiche relative ai processi di integrazione/esclusione del quartiere storico di Ballarò, con i suoi odori, le sue sfumature, le contraddizioni, le mille problematiche (Un amore così grande, Ballarò e L'Arcobaleno dei valori); prodotti anche due articoli ( I molti volti di Ballarò e Ballarò, tra rilancio culturale e degrado dilagante). Con questi lavori, coordinati da Valeria Salanitro, per l'Associazione "Libera", gli studenti coinvolti hanno fatto, da un lato, un lavoro di denuncia dei mali che affliggono il quartiere in cui risiedono le loro scuole e, dall'altro, mostrato le bellezze e le potenzialità artistiche-patrimoniali di quest'area ricca di storia e di fascino che può avere ancora un grande futuro, nel segno dell'integrazione multietnica. Di seguito due racconti e due articoli scritti dagli studenti.
- Un amore così grande, Ballarò (racconto)
- Ballarò tra rilancio culturale e degrado dilagante (articolo)
- L'Arcobaleno dei valori (racconto)
- I molti volti di Ballarò (articolo)
Premio Francese, così Mario ha “vinto”
«Per tutto ciò che si è visto al teatro Santa Cecilia possiamo azzardare che Francese ha vinto e la mafia ha perso». L'espressione utilizzata dal giornalista Angelo Scuderi in un suo commento sulla giornata conclusiva del Premio "Mario e Giuseppe Francese", svoltasi sabato 26 gennaio 2019, è certamente forte, può anche apparire provocatoria, ma esprime bene il livello di consapevolezza raggiunto da tutti gli attori presenti al premio, la soddisfazione e la partecipazione di giornalisti, studenti, addetti ai lavori, che ha fatto sì che dopo vent'anni di oblio Mario Francese venisse restituito alla memoria civile e collettiva della città di Palermo e non solo.
A partire dall'iniziativa della mattina del 26 gennaio, quando in viale Campania è stata posta una corona di fiori in corrispondenza della targa in memoria di Mario Francese, alla presenza del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, del prefetto Antonella De Miro, con la testimonianza del presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna e del presidente dell'Odg Sicilia Giulio Francese, figlio di Mario.
È stato un successo, su più punti di vista. Ha sorpreso l'empatia con cui i ragazzi delle scuole, partecipanti alla sezione loro dedicata del premio, si sono avvicinati ai temi dell'informazione, del giornalismo libero, della voglia di comunicare, di conoscere, di ricordare. Ha sorpreso l'abbraccio della città a Mario e Giuseppe Francese, un abbraccio giunto tanto "dal basso" con la partecipazione di cittadini e studenti alla due giorni di iniziative organizzate in occasione del quarantennale dell'uccisione di Mario Francese, quanto l'abbraccio "istituzionale", con la presenza significativa di rappresentanti degli enti locali e delle forze dell'ordine, tra gli altri il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il prefetto Antonella De Miro, il numero uno della Direzione investigativa antimafia Giuseppe Governale, l'assessore regionale a Territorio e ambiente Toto Cordaro.
Il premio di giornalismo “Mario e Giuseppe Francese” è andato a tre giornalisti che si sono dedicati a inchieste e a studenti che hanno ragionato sul tema “L’informazione che vorrei”. La manifestazione - organizzata dall’Ordine in collaborazione con Libera e con l’associazione Uomini del Colorado - si è svolta al teatro Santa Cecilia di Palermo, come momento finale di una due giorni di iniziative.
Sono stati premiati Lucia Goracci della Rai (in collegamento telefonico da Istanbul), Paolo Borrometi di Tv2000, presente al teatro Santa Cecilia e, alla memoria, Alessandro Bozzo, rappresentato dalla sorella e dalla madre. Ricevendo il premio intitolato a “Giuseppe Francese”, Borrometi, sotto scorta perché minacciato dalla mafia, ha rivolto un pensiero a Giulio Regeni e al magistrato Nino Di Matteo, invitando i ragazzi delle scuole in platea a non smettere di sognare.
[Leggi di seguito in Read more...]
Momenti di commozione quando a margine della premiazione di Paolo Borrometi in platea sono stati esibiti dal pubblico cartelli con la scritta “Io sto con Paolo Borrometi”.
Fra gli intervenuti al premio anche Giuseppe Governale, numero uno della Direzione investigativa antimafia, che tra i vari argomenti affrontati ha anche dichiarato: «Matteo Messina Denaro sarà arrestato, non sappiamo quando ma quel momento arriverà. Hanno costruito un mito, è formalmente il reggente della cosca di Trapani, ma non ha alcuna valenza operativa. Per la sua cattura è al lavoro giorno e notte una task force straordinaria che ha un solo obiettivo, prenderlo».
La sezione dedicata alle scuole ha coinvolto dodici istituti siciliani. La commissione esaminatrice, composta dai giornalisti Maria Pia Farinella, Tano Gullo, Egle Palazzolo, Alessandra Turrisi e Lidia Tilotta ha deciso di assegnare il primo premio al liceo classico linguistico “Bonaventura Secusio” di Caltagirone. La commissione ha anche assegnato il secondo premio ex aequo al liceo classico “Ruggero Settimo” di Caltanissetta e al liceo scientifico “Benedetto Croce” di Palermo.
Volti soddisfatti, ragazzi entusiasti anche solo "per esserci stati", per avere potuto dire da un palco che l'informazione che loro vorrebbero «è quella che fa oggi Paolo Borrometi, e quella che faceva Mario Francese». Ecco perché l'ipotesi che «Francese ha vinto e la mafia ha perso», può anche apparire forte, ma non troppo distante dalla realtà.
Quando avevamo la guerra in casa
Un Mario Francese inedito, non quello delle inchieste di mafia, degli articoli profondi e sferzanti che davano tanto fastidio a Cosa Nostra, tanto da indurre questa ad eliminarlo. Il Mario Francese in questione è un giovanissimo giornalista che indossa i panni del reporter di guerra, diviso tra Palermo e Siracusa, racconta le bombe che devastarono la Sicilia fino al 1943, fino al momento dello sbarco delle forze alleate nel Siracusano. E lui in quei giorni era proprio lì, diciottenne vivace, che raccoglie l'indiscrezione e la porta agli "abitanti" del rifugio dove si trovavano tra gli altri i suoi genitori, cui pochi giorni prima era stata bombardata la casa.
Della guerra in Sicilia raccontata da Mario Francese si è parlato sabato 19 maggio nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza, dove è stato presentato il libro con questi testi bellici del cronista del Giornale di Sicilia ucciso il 26 gennaio ‘79. Il volume, che porta anche la firma di Mario Genco, altra firma illustre della storia del quotidiano di via Lincoln, è intitolato “Quando avevamo la guerra in casa” (Mohicani edizioni). A volerlo realizzare è stato l'Ordine dei giornalisti di Sicilia. Dentro, dice nell'introduzione Riccardo Arena, presidente dell'Ordine dei giornalisti, "c'è il Mario più autentico e vero, che poco più che adolescente, aveva conosciuta la guerra, una guerra dura, aspra, quella della fame e degli sfollati, dei senzatetto e degli uomini, donne e bambini recuperati dalle macerie, la guerra dei palazzi sventrati, sbriciolati e incendiati, la violenza infinita di un'aggressione che si era ritorta contro la popolazione inerme. Sono spezzoni di memoria individuale e collettiva, quelli raccontati da Mario, una lezione per quanti si avvicinano alla nostra professione".
L'incontro per la presentazione del libro, moderato da Franco Nicastro, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, rientrava tra gli eventi formativi, voluti proprio dall’Ordine. Nicastro, tra l’altro, ha firmato anche la prefazione del libro. Presenti anche Giuseppe Liotta, presidente della Scuola di Scienze giuridiche economiche e sociali di Palermo, Antonio Scaglione, vicepresidente del Consiglio della magistratura militare, Giulio Francese, giornalista e figlio di Mario, e Silvia Francese, attrice e nipote di Mario, che ha letto alcune pagine toccanti del libro, racconti delle vita bellica, sotto la pioggia di bombe, narrati dal giovanissimo Mario. E da quei momenti di vita vissuta, descritti con la partecipazione emotiva propria del cronista, emerge già un giornalista che, benché fosse ancora un ragazzino, sapeva come raccontare eventi tanto drammatici e capaci di scavare l’esistenza degli uomini, come dimostrerà negli anni successivi, sul fronte di un'altra guerra, quella della mafia.
La stesura del testo risale al 1960 quando Francese, da poco assunto al Giornale di Sicilia, scrisse un lungo articolo per un inserto celebrativo realizzato dal quotidiano palermitano in occasione dei suoi cent’anni. Argomento di quell'articolo la guerra in Sicilia. Un testo scoperto quasi per caso sulle bancarelle di piazza Marina dal figlio Giuseppe, come hanno ricordato prima Franco Nicastro e poi Giulio Francese. Franco Nicastro ha parlato dell'attualità di questo testo in un momento in cui la guerra e il dramma dei profughi sono ritornati prepotentemente alla ribalta in Europa. E guardando a quanto avviene in Siria e dintorni dovremmo ricordarci di "quando avevamo noi la guerra in casa", quando eravamo noi a cercare la salvezza nella fuga. "Nella cronaca di Francese il ricordo è solido e nitido - sottolinea Nicastro -come quello di un precoce reporter di guerra, a cui non sfugge, trovandosi egli stesso sotto le bombe, neppure un dettaglio di un'esperienza vissuta con drammatico realismo. Nel suo resoconto il cronista coglie e descrive le paure delle famiglie, i disagi degli sfollati, le privazioni della povera gente e perfino i fotogrammi dell'ansia controllata di un ragazzo che da Siracusa è venuto a studiare a Palermo. A quell'età (Mario nel 1940 ha 15 anni), l'incoscienza giovanile scaccia anche la paura. E lui correva, appunto senza paura, e scrutava il cielo. Vedeva aerei e dietro altri aerei, poi altri ancora. Una scena che neanche il grande cinema ha saputo raccontare meglio di quel ragazzo che correva senza fermarsi: "Chiusi gli occhi, già nell'aria sibiliava l'urlo della morte; una dietro l'altra le terribili bombe si avventavano contro la terra". Nicastro ha poi parlato di quegli strani incroci del destino che hanno portato Mario Francese a occuparsi della guerra e poi di un'altra ancora, quella di mafia, di cui sarebbe stato, il 26 gennaio 1979, una vittima eccellente.
Nella sua testimonianza Giulio Francese ha ricordato il momento in cui suo fratello Giuseppe gli consegnò il numero speciale del centenario del Giornale di Sicilia. " Nel 1960 avevo due anni, non sapevo nulla di quegli articoli sulla guerra fino al giorno in cui Giuseppe, dopo averli scovati a piazza Marina, me li portò. Ricordo ancora il suo sorriso, era come se avesse trovato un tesoro che mi mostrava con orgoglio. In quei fogli non c'erano solo degli articoli inediti di mio padre, c'era un pezzo della sua vita che ci veniva restituita. E Giuseppe era felice e orgoglioso di questo piccolo-grande uomo che veniva fuori da quelle pagine". Poi parlando del libro, Giulio Francese ha sottolineato che questo è un racconto che gli studenti dovrebbero leggere per capire cosa è stata la guerra in Sicilia. Il libro ci fa fare un salto indietro nel tempo, nella storia dell'Isola, ma anche di un uomo "che già da adolescente, in una città bombardata, si muoveva con slancio tra mille pericoli sfidando ogni giorno la morte, tendendo le mani alla vita, agli uomini. E non è mai cambiato. Il giovane Mario somiglia tanto a quello più maturo che si occupa di mafia: la curiosità, la generosità, il coraggio, l'umanità, la voglia di sapere, di capire, di scavare a fondo, di raccontare". Sono le doti del cronista antimafia "ma che sono già visibili in quel reporter in erba che racconta la vita sotto le bombe, il dramma degli sfollati, gli esodi di massa , le code per la razione quotidiana di pane e pasta, la vita permanente nei ricoveri, le scuole chiuse e le difficoltà degli studenti, le case e i monumenti distrutti. E lui è sempre lì, testimone di quel tempo difficile, con una cronaca in presa diretta che ci fa vedere e sentire".
Premio Francese, Formigli fatti visti da vicino
“Vorrei partire dal mio viaggio rocambolesco, perché penso che l’inviato non possa perdere il contatto con la realtà, altrimenti si rompe un patto di serietà con il pubblico. E senza vedere le cose da vicino questo mestiere non sarei in grado di farlo”. Corrado Formigli ricorda così il reportage girato a Kobane, la città siriana assediata dall’Isis, con cui il giornalista e conduttore di Piazzapulita ha vinto la XVIII edizione del Premio giornalistico intitolato a Mario Francese, cronista giudiziario del Giornale di Sicilia, ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979. La cerimonia, organizzata come ogni anno dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia, in collaborazione con l’associazione Uomini del Colorado, si è svolta stamane nell’aula magna dell’antica sede del liceo scientifico Benedetto Croce, a Palermo, con la partecipazione di oltre 150 ragazzi dell'istituto diretto da Simonetta Calafiore.
[Leggi di seguito in Read more...]
Formigli, intervistato dal presidente della giuria del Premio, Gaetano Savatteri, da Felice Cavallaro e Giulio Francese, ha ricordato anche le difficoltà del mestiere di giornalista, “tutt’altro che morto – ha sottolineato – ma anzi più vivo ed importante che mai”. Il Premio dedicato ai giovani giornalisti emergenti, in memoria di Giuseppe Francese, è stato invece assegnato al siracusano Saul Caia, autore di video reportage, diffusi sul web e sui social, sullo scempio ambientale di alcune aree della Sicilia. “Cerco di raccontare quello che raramente i giornali dicono - ha detto - cioè la devastazione ambientale della Sicilia. Sono onorato di ricevere questo premio. È proprio grazie a giornalisti come Mario Francese che oggi è più facile scrivere di mafia”.
"Con l’edizione numero 18 il Premio diventa maggiorenne - ha detto il presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, Riccardo Arena -. Abbiamo voluto dedicarlo al tema della guerra, partendo da uno scritto di Mario Francese sui bombardamenti nell’Isola, pubblicato sul numero del centenario del Giornale di Sicilia, nel 1960, oggi elaborato e adattato da Franco Nicastro e arricchito da un lavoro di Mario Genco, e ne abbiamo fatto un libro, 'Quando avevamo la guerra in casa', per ricordare quel che fu il conflitto bellico in Sicilia. Mario Francese non sapeva fare solo la giudiziaria ma era cronista nell’anima. Premi e riconoscimenti sono tutti legati dal filo rosso delle tante guerre che si sono combattute qui, a casa nostra".
Il volume, edito da Mohicani e pubblicato a cura dell’Ordine, è arricchito dalle fotografie gentilmente concesse dall’archivio dei Vigili del fuoco di Palermo e sarà donato a scuole e istituzioni che ne faranno richiesta. Un riconoscimento speciale è andato a Vanessa Neri, giovane giornalista che ha denunciato i ricatti subiti per iscriversi all’albo, e ai fotografi Mike Palazzotto, la cui carriera dura da oltre 40 anni, e Tony Gentile, autore della famosa foto dello scambio di sorrisi tra Falcone e Borsellino.
Tra i premiati anche Alfonso Giordano, presidente del maxiprocesso, del quale quest’anno ricorre il trentesimo anniversario, e Mario Lombardo, pubblicista, che allora fu giudice popolare. I protagonisti di allora sono stati ricordati anche dal giornalista Antonio Calabrò, autore del libro “I mille morti di Palermo, intervenuto in collegamento skype.
Silvia Francese, figlia di Giulio e nipote di Mario, e l’attore Salvo Piparo hanno poi recitato alcuni brani tratti dal libro di Francese e “mixati” con gag del poeta di strada Peppe Schiera, raccontate attraverso la penna di Salvo Licata. Ad animare la manifestazione è stato anche il rapper palermitano Othelloman.
Presentate poi le esperienze giornalistiche di alcuni studenti, fatte nel quartiere in cui sorge la scuola, Ballarò, grazie un progetto coordinato da Libera. Un riconoscimento è andato anche a Luana Targia, studentessa universitaria che si è laureata con la tesi “Mario e Giuseppe Francese, due esistenze legate all'amore per la verità”.
Riconoscimenti pure alle redazioni di TvA e Antenna Sicilia, storiche emittenti televisive alle prese con la crisi economica. Ricordata infine la giornalista Cristiana Matano, volto di Tgs, prematuramente scomparsa a causa di una grave malattia e alla quale sarà dedicato un Premio giornalistico a Lampedusa, l’8 e il 9 luglio prossimi. All’incontro hanno partecipato, intervenendo con un saluto dedicato agli studenti, il prefetto di Palermo, Antonella De Miro, il questore, Guido Longo, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Giuseppe De Riggi, e il colonnello della Guardia di Finanza, Massimo Cocco.
