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Gli obiettivi della mafia in un rapporto di Russo

Giornale di Sicilia 13.9.1977

 

Gli obiettivi della mafia in un rapporto di Russo

E' un raro documento che costituisce un censimento delle famiglie mafiose del triangolo Roccamena - Partinico - Monreale

La Lodigiani che sta costruendo la diga Garcia, non è la sola superimpresa operante nella zona del Belice. E' la sola ditta però che, proprio nella giornata inaugurale dei lavori per la realizzazione del grande invaso nelle vallate tra Roccamena e Poggioreale, ha subìto le maggiori pressioni e intimidazioni ed anche un drammatico attentato dinamitardo alla sua sede milanese.

Nella valle del Belice operano un'altra decina di medie imprese che realizzano, per conto del consorzio dell'alto e medio Belice, opere di bonifica, contenimento e forestazione. Tra Camporeale, Gibellina e Salemi poi, da diversi anni, si sono attestati supercolossi imprenditoriali: la Saiseb, la Pantalena, la Garboli, etc. Dopo la Lodigiani, la Saiseb è l'impresa (con sede centrale a Roma) che, dopo l'uccisione a Ficuzza del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo e del suo amico Filippo Costa, è venuta alla ribalta della cronaca. Si dice, infatti, che Russo, in procinto di lasciare l'Arma, avesse iniziato per la società romana un'attività, non si sa bene se di consulenza o di pubbliche relazioni, per cui la morte dell'ufficiale potrebbe avere addentellati con le iniziative da lui assunte nel settore imprenditoriale. La Saiseb, tra il 1969 e il 1970, cioè negli anni immediatamente successivi al sisma che ha devastato la valle del Belice, ha avuto in appalto per decine di miliardi i lavori di costruzione delle infrastrutture della nuova Gibellina, che sta sorgendo in contrada Salinella di Salemi. Nel 1974, l'impresa romana ha preso in appalto anche i lavori per la costruzione di un complesso di alloggi popolari a Salemi e per la costruzione di un complesso, nella zona: di scuole moderne e razionali. Per alcune opere in corso di realizzazione a Gibellina, per quattro miliardi, poi la Saiseb è l'unica impresa che, a lavori ultimati, ha presentato una variante per una maggiore spesa di tre miliardi e mezzo, variante che è stata approvata a cose fatte, senza contestazioni.

Completano il quadro, nella valle del Belice (triangolo Roccamena - Salemi - Gibellina): la Pantalena, che ha in costruzione (ma molto a rilento) complessi di alloggi popolari, e la Garboli. Quest'ultima ha appaltato, per svariati miliardi, la costruzione delle infrastrutture della nuova cittadina di Salemi. Opere, come quelle affidate alla Saiseb, colossali. Il gruppo esattoriale Salvo - Corleo, almeno ufficialmente, non figura nelle amministrazioni dei tre supercolossi imprenditoriali della valle del Belice: Lodigiani, Saiseb, Garboli. Ha però intensi rapporti con i direttori tecnici delle tre superimprese i quali, almeno così sostengono, hanno potuto per ora operare indisturbati. Niente minacce, niente richieste di tangenti, niente atti intimidatori. Tutti, ad eccezione della Lodigiani. Ma è da crederci?

L'impresa milanese è stata l'ultima ad arrivare nella valle del Belice mentre le altre tre, ormai, nella zona, sono di casa e sono riuscite a coagulare equilibri consistenti e, comunque, tali da consentire loro di operare indisturbate nei loro cantieri. Per la Lodigiani che è all'inizio della sua attività imprenditoriale, c'è una Saiseb che ha molte opere in fase di completamento e che quindi aspira a nuovi appalti. Il momento è favorevole: ci sono da appaltare 110 miliardi di lavori, per conto del consorzio dell'alto e medio Belice (viabilità, bonifica, contenimento a monte e a valle per la diga, forestazione): ci sono da appaltare opere per altri 110 miliardi: collegamento alla diga con i tre consorzi che dovranno trasportare acqua negli invasi dell'alto Belice, del Delia - Nivolelli e del basso Belice - Carboy. Tubazioni per convogliare acqua per irrigare 21 ettari di terreno.

Gli interessi nella zona di Garcia e nella valle del Belice sono enormi. Si è detto che il colonnello Russo, molto legato del resto ai Salvo, e quindi ai tecnici della Saiseb, aveva anche indagato sull'attentato subito il 10 ottobre 1976 (giorno di inizio dei lavori della diga) a Milano. Ma sulla mafia che gravita nell'area di Garcia e nelle zone terremotate, l'attività investigativa di Russo era stata pressante ed intensa. Uno degli ultimi rapporti dell'ex comandante il nucleo investigativo dei carabinieri costituisce un raro documento analitico del nostro retroterra palermitano: un censimento di famiglie mafiose che gravitano nel triangolo Roccamena - Partinico - Monreale. Un rapporto che, volendo fare luce sul sequestro del giovane enologo monrealese Franco Madonia, nipote di don Peppino Garda, e su quello dell'ing. Luciano Cassina, alla fine del 1975, fornisce un quadro delle forze mafiose che gravitano nella zona della costruenda diga Garcia e dei metodi di arricchimento di personaggi che, nel giro di pochi anni con "sagge" speculazioni hanno accumulato un'immensa fortuna. Un rapporto che, se da una parte, offre un saggio dello scrupolo e della straordinaria mobilità dell'allora comandante il nucleo investigativo, da un'altra dà la misura degli interessi che l'alto ufficiale ha severamente controllato negli ultimi tempi con una tenacia da certosino. Giuseppe Russo aveva scavato e trovato convincenti collegamenti tra Partinico e Corleone. I suoi accertamenti avevano, ad esempio, portato alla ribalta l'attività della Zoosicula - Risa, che operando a Partinico e San Lorenzo, aveva comprato a Corleone 11 salme di terreno a "Rocche Rao". La vasta proprietà venne data in affitto a Giovanni Grizzaffi, nipote di Salvatore Riina, luogotenente di Liggio e sposo segreto della maestrina di Corleone Ninetta Bagarella. La società, fino al dicembre 1973 - secondo gli accertamenti di Russo - aveva acquistato terreni e immobili per quasi 70 milioni, di cui non si è riusciti a spiegare la provenienza.

Se 236 possidenti erano riusciti a fare incetta di terreni, poi espropriati (800 ettari) per la costruenda diga di Garcia, altri personaggi, secondo il rapporto di Giuseppe Russo, avevano investito il loro denaro in speculazioni redditizie. Russo aveva accertato per esempio, che i fratelli Salvatore ed Erasmo Valenza di Borgetto, noti alle cronache, sin dal 1954, cominciarono il "silenzioso" accaparramento dei feudi Balata, Magna, Monaci, e San Carlo: acquisti a piccoli spezzoni, curati con pazienza per anni e per cifre irrisorie, ara dietro ara, fino al raggiungimento dell'obiettivo prestabilito. E dopo i primi quattro feudi, nel 1963, i fratelli Valenza, noti impresari di autotrasporti, cominciarono con lo stesso metodo, l'acquisto del feudo Carrubbella. Il vero scopo di quasi venti anni di accaparramenti di terreni, i fratelli Valenza lo rivelarono dal 1973 in poi, quando i feudi vennero lottizzati e venduti a spezzoni come aria fabbricabile. Uno spezzone del feudo San Carlo di 190 metri quadrati è stato venduto, per citare una delle centinaia di vendite, ai primi del 1973 dai Valenza per 1 milione. Tutto il feudo non era costato, fino al 1963, nemmeno 500 mila lire. Di Luciano Liggio, Giuseppe Russo ha illustrato i suoi legami con padre Agostino Coppola, i suoi più recenti acquisti di terreni nel corleonese, i suoi rapporti con la Gulf di Roma, i suoi rapporti con i fratelli Carmelo, Domenico e Giovanni La Barba di Corleone, i suoi pranzi con amici nella trattoria emiliana di viale Umbria di Sergio Nannini, i suoi incontri con Ignazio Arena, il suo famoso viaggio in macchina del 25 febbraio 1974 a Palermo in compagnia di Salvatore Greco l' "ingegnere", Domenico Coppola, Giovanni La Barba, con una scorta composta da Michele Zazà, Salvatore Santomauro, Alfredo Bono e Biagio Martello.

L'ex comandante il nucleo investigativo aveva individuato, nella Sifac dei soci Emanuele Finazzo, Vito Giannola e Antonino Nania, gli obiettivi della piccola industria, patrocinato da don Agostino Coppola: forniture di materiale da cava all'aeroporto di Punta Raisi e, soprattutto, all'impresa di Arturo Cassina, appaltatore dei lavori di costruzione, allora, dell'autostrada Palermo - Mazara del Vallo, che attraversa il cuore silenzioso del retroterra palermitano e i paesi del Belice che saranno serviti dalla diga Garcia. Fatale coincidenza, il sequestro Cassina avvenne dopo la fornitura di materiale di cava, effettuato il 10 agosto 1972, dalla Sifac all'impresa Cassina.

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