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Mario Francese Dossier

J’accuse. La chiave per capire cos’è la mafia

11 marzo 1979

 

J'accuse. La chiave per capire cos'è la mafia

La mafia è come una congregazione di mutua assistenza che ha suoi uomini in ogni struttura dell'apparato dello Stato e della società dove li infiltra, nell'apparente rispetto della legalità, per ricavarne vantaggi puntando sulla corruzione, sull'omertà, sul rispetto. Attraverso il suo sviluppo, la mafia ha fornito negli anni possibilità di lavoro illegale o legalizzato, solidarietà, assistenza, collaborazione in ogni iniziativa le cui finalità non sono in contrasto con i principi dell'"organizzazione".

Ma, pur assicurando collaborazione ed assistenza ad uomini inseriti nella malavita, la mafia non si identifica con nessuna delle associazioni a delinquere che proliferano nei quartieri popolari della città. Ogni gruppo può agire nell'ambito di una zona limitata in modo autonomo, purché non infranga le regole dell'"onorata società" e non ostacoli i piani delle "famiglie" che comandano.

La mafia protegge questi gruppi così come alimenta ogni iniziativa parassitaria ed antisociale non allo scopo di demolire le istituzioni dello Stato ma, piuttosto, per penetrare meglio nel tessuto sociale e trarne vantaggi sempre più grandi. Nel corso degli anni, c'è stata una vistosa evoluzione all'interno dell'organizzazione, rappresentata come una piramide il cui vertice è costituito da persone non sempre facilmente identificabili che, con criteri manageriali, manovrano le fila di complessi interessi economici a livello nazionale e internazionale. Al vertice esecutivo dell'organizzazione si giunge per meriti propri, per capacità organizzativa, forte personalità, spregiudicatezza, coraggio.

Come si vede, siamo davanti ad una moderna concezione dell'organizzazione che è un superamento della mafia di città (preceduta dalla mafia delle campagne e delle borgate), peraltro non in contrasto con le cosche mafiose operanti nelle varie zone. Le cosche cittadine e provinciali in fondo costituiscono le basi di quella che abbiamo definito "una piramide". Ed ogni cosca da questa moderna organizzazione, come ha sottolineato Henner Hess, trae vantaggi, impensabili in potenza, immunità e nei suoi traffici.

Più in generale, l'"onorata società" è riuscita a darsi strutture e mezzi adeguati per un inserimento nei commerci tra Nord e Sud, tra l'Italia e i paesi della Comunità europea.

ATTIVITA'

Non è un caso se in questi ultimi anni sono sorte moltissime società di autotrasporti. E' emerso con chiarezza anche in occasione del cosiddetto processone ai 114 della "mafia nuovo corso". E' uno dei sintomi relativi all'espansione dei traffici oltre lo Stretto.

Ricordiamo che molti titolari di società di autotrasporti, spesso mimetizzati da una sigla o da una denominazione, figurano negli elenchi dei mafiosi. E in diverse associazioni per delinquere ritroviamo camionisti di ogni città. Tuttavia, mentre assistiamo al boom degli autotrasporti, non mancano le società che falliscono: riesce a stare in "sella" chi ha agganci e protezioni e, soprattutto, chi si presta ad ogni "tipo" di trasporto.

Basti qualche esempio: la cocaina sequestrata sui camion addetti al trasporto dei marmi, le casse di sigarette trovate su camion carichi di mobili o di cassette di frutta, lo zucchero zootecnico importato a prezzo agevolato dai Paesi del Mercato comune e trasportato con i camion operanti nel porto di Palermo nei centri della sofisticazione del vino. Una società sulla quale gli inquirenti sono riusciti a mettere le mani addosso è quella che ha fatto capo al presunto capomafia di Baucina, Francesco Realmuto, morto recentemente. Una società che ha raggiunto in pochi anni un capitale di oltre un miliardo.

CONTRABBANDO

Il contrabbando di droga, sigarette, valuta e preziosi è la principale attività che consente alla mafia di dominare la malavita dei quartieri imponendosi come fonte primaria di lavoro. Migliaia di disoccupati, di invalidi, di persone appena uscite dal carcere vivono infatti di contrabbando. Da non sottovalutare un aspetto sociale di fondamentale importanza: sono tutte persone distratte da reati più gravi come gli scippi, le rapine, i furti.

LE SOCIETA' DI QUARTIERE

Stanno, su piani diversi, naturalmente, il contrabbando di droga, valuta e preziosi e quello dei tabacchi.

Palermo è divisa in zone ed ogni zona ha i suoi esponenti in seno alla "società" in cui sono rappresentati gran parte dei quartieri. Funziona proprio come una società per azioni, con un amministratore che affida i compiti ai componenti, con il cassiere, con gli uomini designati per reperire la merce, con i capi che debbono tenere i contatti con l'"esecutivo".

Per il contrabbando di sigarette la "società" crea delle basi operative che variano da periodo a periodo. Si ricorre ad espedienti suggeriti dall'esperienza. Per sbarcare senza danni un grosso quantitativo di sigarette nella zona di Termini Imerese, si può così attirare l'attenzione della Guardia di Finanza a Balestrate sacrificando un modesto quantitativo di tabacchi. Ogni società ha auto di grossa cilindrata, potenti motoscafi, propri mezzi navali ed automezzi pesanti, tutti ufficialmente di proprietà di persone insospettabili. Ciò spiega le difficoltà della Guardia di Finanza che non è mai riuscita ad individuare i finanziatori del contrabbando, probabilmente personaggi mascherati da un perfetto perbenismo. La ripartizione degli utili varia in base alla cifra investita nell'operazione e ai rischi corsi.

E' accaduto qualche volta che nella stessa zona si siano costituite più "società". Inevitabile lo scontro con battaglie caratterizzate perfino da singolari alleanze tra gruppi di contrabbandieri e finanzieri.

Gli esponenti delle società mantengono i contatti con i "vertici" esecutivi del contrabbando, rappresentati per anni da Gerlando Alberti, Tommaso Buscetta, Luciano Liggio. Questi ultimi, a loro volta, fanno da tramite con i fornitori tra i quali spiccano i terribili cugini Greco di Ciaculli.

L'organizzazione ha i suoi agganci dovunque: si pensi che spesso i contrabbandieri riescono a tornare in possesso dei mezzi sequestrati partecipando alle "aste" giudiziarie. Gli introiti del contrabbando trovano sbocchi diversi. C'è chi investe i ricavi in attività lecite, soprattutto nel settore edilizio, chi torna a partecipare ad altre operazioni di contrabbando e chi costituisce società di diverso tipo: nascono così catene di ristoranti, boutiques, negozi di elettrodomestici, di mobili, bar. Altri controllano case da gioco clandestine, acquistano zavorriere e motopesca, investono in cavalli da corsa, comprano vaste estensioni di ortaggi a prezzi di assoluta convenienza, si dedicano all'usura imponendo tassi di interesse che si aggirano intorno al 20, 30 per cento, ogni tre mesi, ricettano oggetti rubati.

Questo complesso ingranaggio spiega la forte solidarietà tra tutti gli anelli della catena, dalla base al vertice e spiega anche perché molti "sconti" non possano essere regolati per le vie legali.

CONTRABBANDO DI STUPEFACENTI

Da trenta anni le basi di questo tipo di contrabbando sono Palermo, Castellammare del Golfo, Salemi, Cinisi, Napoli, Roma e Milano. La droga viene smistata in USA, proveniente dalle raffinerie della Francia, della Corsica e dei paesi orientali. Un traffico possibile per i legami tra i vertici esecutivi dell'organizzazione con emissari d'oltreoceano, spesso siculo-americani.

Nella penisola e in Sicilia operano numerosi gruppi, collegati con "agenti" di "Cosa nostra", tra i quali negli ultimi tempi Salvatore Catalano, oriundo di Borgetto, emigrato negli Stati Uniti dopo la conclusione del processo ai 114 della nuova mafia. Catalano è collegato con l'italo-canadese Guido Orsini, abbastanza noto al F.B.I. e alla Guardia di Finanza.

E' possibile tracciare una planimetria dei gruppi operanti in Sicilia e nella penisola (escludendo per il momento quelli di Milano che fanno capo a Liggio ed Alberti e sui quali tenteremo un approfondimento parlando della "mafia del Palermitano").

NAPOLI: Salvatore Filippone, Gaetano Filippone, Giacomo Sciarratta, Tom Greco, Gennaro Napolitano, Michele Zasa, Tommaso Spadaro e Stefano Bontade.

BOLOGNETTA: Giovanni Pitarresi, Salvatore Lo Cascio, Rosario Minì, Antonino Sclafani, Ciro Lo Cascio.

ERCOLANO: Antonino e Giacomo Camporeale.

ROMAGNA (Lugo): Salvatore Schillaci.

PESCARA (Tosca Casaulia): Arturo Vitrano.

REGGIO EMILIA (Cavirago): Pietro Salerno di Paceco.

MODENA: Antonino Pollina di Alcamo.

ARICCIA: Antonino Melodia di Alcamo.

RIMINI: Antonino Sorci.

TARANTO (Ginosa): Pietro Sorci.

BARI (Conversano): Giuseppe Pomo.

GENOVA: Calogero Bartolo di Cinisi.

ST. VINCENT: Vincenzo Randazzo di Cinisi.

VAL D'AOSTA: Faro Randazzo di Cinisi.

CATANIA: Giuseppe Calderone e i fratelli Seminara.

CASTELLAMMARE DEL GOLOF: Diego Plaia, Giuseppe Magaddino, Giuseppe Scandariato, Giovanni Bonventre, Giuseppe e Serafino Mancuso, i fratelli Cataldo.

TAORMINA: Rosario Vitaliti e Francesco Scimone.

MARSALA: il gruppo di Vincent Martinez.

SALEMI: Salvatore Zizzo, i suoi fratelli e Giuseppe Palmeri.

PARTANNA: fratelli Accardo.

MISILMERI: Antonio Cimò, Francesco Vasta, Giuseppe Chiaracane, Edoardo Ducati, Francesco Mutolo.

Il gruppo principale è quello costituito dai fratelli e dai cugini Greco di Ciaculli. Chiamiamolo per comodità gruppo n. 1 e diciamo che è collegato direttamente con il gruppo n. 2 (Pietro Davì e Giuseppe Albanese) e con il gruppo n. 3 (Antonino Salamone, cognato di Totò Greco l'ingegnere, Paolo e Nicola Greco).

Il gruppo n. 2, a sua volta, è collegato con il gruppo n. 4 (Teresi, Citarda, Bontade, fratelli Spadaro, Tommaso Magliozzo, Francesco Cambria). Il gruppo n. 3 è invece collegato con il gruppo n. 5 (Alberti) e, a Palermo, con il gruppo n. 6 (Giuseppe Bono) e a Roma con il n. 7 (Mangiapane-Sciarrabba, Corso). Quest'ultimo è in stretto contatto con i gruppi n. 8 di San Lorenzo Colli, n. 9 di Terrasini e Cinisi, e n. 10 di Villabate. Il gruppo n. 4 è collegato con il n. 11 di Carini, che fa capo a Calogero Passalacqua. Il gruppo romano n. 7 è direttamente collegato con i gruppi di Castellammare e del Trapanese.

GRUPPO ROMA – LAZIO

Costituito da Lucky Luciano (Salvatore Lucania) e dal vecchio boss di Partinico Frank Coppola, è il primo gruppo trapiantatosi nella penisola per tenere i collegamenti con esponenti italo-americani di "Cosa nostra". Del gruppo fanno parte anche Antonino Buccellato, rappresentante della famiglia di Castellammare del Golfo. Giuseppe Corso (nato nel 1889) e il figlio Giuseppe del '27, sposato con una figlia di Frank Coppola, entrambi di Partinico, Filippo Rimi e il fratello Natale di Alcamo, Gian Battista Brusca e Giuseppe Mangiapane di Castellammare e Giusto Sciarrabba di Palermo.

Il traffico di stupefacenti per gli Stati Uniti ha fatto leva su questo gruppo. Ed è logico, quindi, che a questo gruppo abbiano fatto capo i vertici siciliani del contrabbando della droga, cioè Luciano Liggio, Gerlando Alberti, Gaetano Badalamenti, Tommaso Buscetta e i cugini Greco di Ciaculli.

Dal 1975, per presunti rapporti confidenziali con il questore Angelo Mangano, impegnato nella cattura di Luciano Liggio, Frank Coppola sarebbe stato detronizzato. L'organizzazione romana sarebbe ora passata nelle mani del più giovane dei Rimi, Natale, e di Giuseppe Corso junior, implicato nella fuga di Liggio da villa Margherita, la clinica romana in cui era ricoverato.

ALTRI TRAFFICI CLANDESTINI

Fra le numerose attività in cui è impegnata l'organizzazione mafiosa da ricordare il riciclaggio del denaro sporco (basti ricordare il caso di Alfredo Pantò, dipendente dell'Ente minerario siciliano) il commercio di vino sofisticato (un mafioso di Bagheria, Tommaso Scaduto, ha allestito addirittura una flottiglia con basi a Trappeto, Marsala, Anzio e Genova), il traffico dello zucchero alimentare e zootecnico da utilizzare per la sofisticazione (un processo si è concluso nell'aprile del '78 con multe fra i 35 e i 40 milioni), il racket del latte sofisticato (la mafia ha abusato delle agevolazioni previste per l'importazione dai Paesi del MEC di latte in polvere ad uso zootecnico, poi venduto come latte genuino), il traffico della valuta e dei preziosi (l'Interpol ha informato la questura di Palermo, con una nota del 21 ottobre 1976, dell'esistenza di un traffico di preziosi tra Italia e Belgio con particolare riferimento a Palermo).

Come si vede, la mafia non trascura alcun settore pur di realizzazione guadagni ingenti. Guadagni che le hanno via via consentito di migliorare i propri mezzi, al punto da rendere estremamente difficile il compito di chi dovrebbe sgominare l'"organizzazione".

Prefazione Dossier Francese

Pubblicato postumo a puntate in supplemento al Giornale di Sicilia, il dossier è la paziente, logica, ricostruzione delle maggiori inchieste condotte dal giornalista siracusano:

 

i sequestri Cassina, Corleo, Campisi, Mandalà, la speculazione edilizia sul territorio della Valle del Belice, il delitto Russo.

Priva di orpelli e divagazioni analitiche fini a se stesse, la narrazione è un fitto susseguirsi di avvenimenti e personaggi dal cui intreccio Francese deduce i mutamenti e le strategie in corso nello scacchiere del potere mafioso nell'isola.

Il racconto degli eventi è preceduto da una geografia delle maggiori organizzazioni criminali nazionali, dei principali collegamenti tra le cosche, della natura ed entità dei traffici illeciti.

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