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il-quarto-comandamento

 

 

Recensione su  http://fuoridalloblo.blog.espresso.repubblica.it/blog/2011/06/il-quarto-comandamento-quando-scrivere-e-parlare-%C3%A8-sfida-alla-mafia.html 22/06/2011

 

"Io credo che il mio abito non debba diventare l'alibi alla tua violenza. Io credo di essere libera di dirti di no. Io sono stanca di dovermi giustificare. Essere donna non vuol dire essere tua. Esistono donne che sanno scegliere più di uomini che non sanno "distinguere" (Francesca Barra - Campagna contro la violenza sulle donne).

Francesca è una donna che sente profondamente, sulla pelle, la realtà contemporanea: in tutte le sue sfaccettature. 
E sceglie. Quel che accade intorno a sé la riguarda.

Guidata da passione e serietà, nel suo lavoro di giornalista, scrittrice ed autrice televisiva e radiofonica, è diventata vero punto di riferimento, per chi riflette e sceglie di raccontarsi e denunciare i mali della propria terra. O semplicemente, raccontare la "Bellezza", che ancora resiste, nel fango.

Oggi è in libreria, con "Il Quarto Comandamento", edito da Rizzoli.

“Onora il padre e la madre”, il quarto comandamento. Giuseppe e Mario Francese: rispettivamente figlio e padre, sono stati entrambi decisi, nel non calare la testa, per portare alla luce la verità. Ma andiamo con ordine. Chi era, Mario Francese?

Mario Francese è stato uno dei più grandi cronisti di nera e giudiziaria italiano. Lavorava per il giornale di Sicilia quando fu ammazzato nel 1979 sotto casa, per ordine della cupola di cosa nostra. Le sue indagini, incentrate sui movimenti e sugli interessi della nuova mafia in ascesa, stava spaventando i corleonesi.

Giuseppe era pressappoco un bambino, quando fu ucciso suo padre. Il primo, a non dimenticare.

Giuseppe aveva 12 anni quando gli dicono, i tre fratelli e la madre, che suo padre è stato ucciso non in un incidente, non da una malattia, ma dalla “mafia” che per un bambino così piccolo può significare tutto e niente. Una entità a cui, per tutta la vita, cercherà di dare un nome, un volto.

Questo è un libro prezioso, perché ha il grandissimo merito di mostrare, ciò che si voleva nascondere. Lei ci racconta, da anni, della “Bellezza, contro le mafie” (ai microfoni di Radio Uno Rai) ed è una professionista completa, arricchita di una grandissima dote, non comune tra i Suoi colleghi: la sensibilità. Difficile, “entrare nella vita” di una persona che ha subìto direttamente od indirettamente l’agìre mafioso. Come parlare delle vittime.

Parlare delle vittime di organizzazioni criminali è un dovere per prima cosa di cittadino, poi di professionista. E’ uno dei più grandi problemi del nostro Paese perché coinvolge la nostra economia, ogni settore, ogni ruolo professionale, perfino e soprattutto i nostri territori, avvelenati, saccheggiati. Ma la voce di chi resiste, di chi si ribella, è più forte del silenzio che si vuole imporre. E per questo il mio microfono è a disposizione di chiunque voglia raccontare, denunciare, ma anche rappresentare il bello in cui dobbiamo credere per le nuove generazioni. “anche quando parlo del male, io continuo a credere nel bene”

Perché, secondo Lei, è ancora pericoloso, raccontare la verità?

Perché c’è ancora chi uccide, corrompe, avvelena il territorio, costruisce, edifica, grazie a chi non la racconta.

Mafia e politica. Fu Francese, a sollevare per primo l’ipotesi di omicidio, e ad indagare sulla strana morte di Cosimo Cristina, altra “penna scomoda”, per i signori del tempo. Armi, droga, appalti: ingorde, le mafie. Tuttavia, oggi appaiono meno interessate, a metter mano alla fondina.

Purtroppo non è così. La mano si mette ancora alla fondina causando vittime anche innocenti. Solo che i morti sono numeri e nomi e non sconvolgono la maggior parte dei lettori, dei telespettatori perché ciò che non si comprende, si allontana dalla propria curiosità e comprensione. Tuttavia cos è la droga se non un’arma? Cosa gli appalti,cosa le armi? Dovremmo trovare il tempo per educare i nostri ragazzi alla legalità, portandoli nei campi confiscati, facendoli stare a contatto con il frutto di una semina . E far vedere che da qualsiasi terreno può nascere un “frutto”. Basta seminare.

Ha mai ricevuto minacce, per il Suo lavoro?

Mai e non “stuzzichiamo” il can che dorme…

Com’è nata, l’idea di scrivere di Francese?

La storia di Mario Francese, esempio per chiunque voglia fare il mestiere di giornalista “scendendo” in campo, mi è entrata dentro perché lui e la sua famiglia, sono esemplari per far comprendere che patrimonio ha il nostro Paese e quanto, talvolta, non lo protegge e ricorda a sufficienza.

“L’indifferenza di oggi, sarà l’oblìo di domani”. Importante, l’opera di chi “non cala la testa” e s’impegna ogni giorno, nel contrasto alle mafie. Nella Sua esperienza ha incontrato tante persone, tanti giovani, che scelgono l’antimafia ed il rispetto delle regole nel proprio agìre quotidiano. Chi l’ha colpita, maggiormente?

Mi hanno colpita i giovani che resistono. Che si associano, che marciano, che si organizzano in campi estivi organizzati nei beni confiscati alle mafie. I familiari delle vittime di mafia che ancora aspettono giustizia, coloro che lottano per la verità, che rinunciano alla propria libertà per la nostra sicurezza e che magari restano nell’ombra, come gli uomini della scorta, come i carabinieri, i poliziotti, gli uomini della catturandi, i finanzieri… e le donne, quando denunciano. Perché loro sono la nostra salvezza.

“Il quarto comandamento”, che ricordiamo essere edito da Rizzoli, è stato presentato presso “La Feltrinelli”, a Roma, alla presenza di Francesco (detto Ciccio) La Licata, che possiamo definire un vero “storico della mafia”. Le prossime occasioni, per incontrarLa ed ascoltarLa?

Mi ha presentato a Milano Giuseppe Di Piazza, altra firma storica siciliana ed oggi direttore di Sette. Incontro molto toccante con un pubblico che ha partecipato con interventi e domande. Il 24 giugno sarò a Lamezia Terme, il 9 luglio a Parigi, il 14 luglio a Viterbo durante Caffeina, il 22 luglio a Palermo con libera. Il 1 agosto a Maratea e poi riprenderò ad agosto con nuove date…

Da cittadina a cittadina: complimenti e grazie, per questo scritto. La Memoria, è uno strumento fondamentale, per affrontare il futuro. Le mafie non attendono altro, che la nostra disattenzione.

Grazie a te perché ogni storia ha il diritto di essere raccontata, ma ancor di più ricordata, in qualsiasi forma. E non solo in giorni commemorativi. L’uomo è fatto di memoria e non solo di giorni di memoria…

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