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Mario Francese, il felice rompiscatole - Recensione di Roberto Puglisi 22 luglio 2011 su www.livesicilia.it

Mario Francese è un eroe siciliano. Antipatico ai cattivi in vita. Amico di tutti dall’ora della sua morte in poi. L’ho conosciuto poco attraverso i suoi articoli. Molto di più ho appreso nello sguardo di suo figlio.

Giulio Francese è un giornalista diversamente scomodo, ma felicemente rompiscatole come suo padre. Mario squarciava i veli del potere con inchieste che conservano il pregio e l’asciuttezza della cronaca. Né aggettivi, né avverbi. La nuda cronaca degli oggetti, l’essenza di un professionista, la copia di ciò che gli occhi vedono, il coraggio della sincerità. Giulio ha passato una vita con lo stesso calco d’onestà. Non ho mai visto un altro uomo così ossessionato dalla sua pagina per rettitudine e passione. Significa considerazione del lettore e coscienza del proprio lavoro. Dare sempre il meglio. Interpretare la funzione costituzionale dell’informazione con la passione per il dettaglio e per la completezza. Non puntiglio, amore. Giulio, diversamente grande, eppure grande come suo padre Mario.

Ho conosciuto il dolore della purezza solitaria con gli occhi di Giulio. Ho avuto la fortuna di lavorare accanto a lui al “Giornale di Sicilia”. Ho avuto il privilegio del cazziatone. Ho imparato qualcosa da un maestro che mi ha insegnato ad avere rispetto del lettore e della lettura, non soltanto l’orgoglio egocentrico della buona scrittura. Le pupille azzurre di Giulio Francese sono state un indicatore importantissimo, con i loro lampi e con il pensoso scurirsi di certe serate. Si sono addensate molto fino alla nebbia, nel caso tragico della scomparsa di un fratello, Giuseppe, straziato dalla fame di verità. Anche in quel frangente, Giulio è stato un magnifico esempio. Ci ha insegnato la temperanza dell’amarezza, il contegno sotto il macigno del lutto. Ci ha insegnato che uomo e giornalista non sono entità dissimili. Anzi, tra i due termini c’è una diretta proporzione, la stessa progressione nel bene.

Ora, Giulio Francese mi dirà che sono andato ancora una volta fuori tema, mi rimprovererà con la sua dolcezza di burbero: “La notizia almeno nelle prime dieci righe”. Avrei dovuto parlare di suo padre Mario e del libro – “Quarto comandamento” - dissepolto dalla giornalista Francesca Barra. Avrei dovuto accennare ai silenzi e alle omissioni, soprattutto all’interno della sua categoria professionale, che consegnarono Mario Francese alla solitudine. Avrei dovuto raccontare la storia del padre e mi sono soffermato sul figlio. E’ che io non vedo la differenza.

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