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Lo scienziatone

Mio nonno materno ha sempre vissuto in casa con noi. Io ero molto legato a lui e porto il suo nome, fu lui a battezzarmi. Era imbattibile con le carte siciliane: mi insegnò lui a giocare. Un giorno, alla veneranda età di 89 anni, quando io cominciavo già a pensare che fosse immortale, si ammalò improvvisamente e dopo un mese morì. Soffrii immensamente per la sua malattia e per la sua morte. Per me era come se fosse morto il mio secondo padre. Per seppellirlo lo portammo al suo paese natìo. Poiché le tombe antiche erano più corte rispetto alle casse modeme, dovettero in fretta e furia modificare la tomba di famiglia. La mia famiglia aveva già preso accordi telefonici con un muratore o un becchino del posto, che ancora oggi non ho capito che mestiere facesse questo genio. Arrivati sul luogo, afflitti per la perdita, trovammo la tomba non ancora definita: non fu possibile seppellire il nonno. Fu posto nella camera ardente nell'attesa che la tomba fosse completata. «Signor lei, veda che quando avrà terminato di costruire la tomba, non deve seppellire mio nonno, anche perché come lei ben saprà, la presenza almeno di un familiare, in questa circostanza, è obbligatoria».

 

Ricevemmo la telefonata: tutto era pronto. Io ed i miei familiari ci recammo subito in paese, ma con nostra enorme meraviglia, il becchino-scienziato aveva non soltanto seppellito mio nonno, ma lo aveva addirittura murato con il cemento armato, nella base della tomba. Così, a suo dire, con sua enorme scienza, era riuscito a recuperare altri due posti. Naturalmente m'incazzai parecchio, sia perché non ci aveva atteso per la sepoltura, che però venne fatta davanti ad un parente, pertanto ai sensi di legge, ma anche perché mio nonno era stato "murato". Proposi allora immediatamente di tirarlo fuori da lì, ma la cosa era alquanto difficoltosa, trattandosi di cemento armato: si sarebbe dovuto intervenire almeno con i martelli pneumatici e per più giorni. Ma c'è di più. "Mister scienza" ad un certo punto, mentre io mi sentivo più confuso che persuaso, mi si avvicina e mi dà un sacchetto di plastica nero, quello che si usa per buttare l'immondizia. Prendo il sacchetto e guardo il suo contenuto, senza ancora rendermi conto di cosa ci fosse dentro. «Mi scusi, ma cosa c'è dentro?».

E lo scienziato risponde: «Questa è tua nonna».

«Minchia», risposi io. «E che ci fa qua dentro?».

Nel ricostruire la tomba, il becchino-scienziato, vedendo che la cassa che conteneva le reliquie di mia nonna (moglie del nonno appena morto) si era ormai infradicita dato il lungo tempo trascorso, aveva pensato bene, e senza avvertire nessuno, di spurgarla, ossia togliere dalla cassa le sue povere ossa e farcele trovare in un sacchetto. Fortunatamente mia madre che era già addolorata dalla morte del padre non capì nulla. Se solo avesse visto quel giomo il contenuto del sacchetto credo che sarebbe morta di crepacuore pure lei.

Mi avvicinai molto incazzato allo scienziato e gli chiesi: «Adesso che cazzo ci faccio con questo sacchetto?».

«Ma lei doveva portare una piccola urna di legno che contiene le ossa».

«Ma se lei non mi ha nemmeno avvisato che ha tolto le ossa di mia nonna dalla tomba, come cazzo facevo io soltanto ad immaginare di portare la cassa?».

«Vabbè, non si preoccupi, metta il sacchetto dietro il portabagagli della sua automobile, vada a Palermo, lì compra una cassetta, ci fa infilare sua nonna e poi la riporta qui".

Lo guardavo stralunato e pensavo: «Questo è completamente rincoglionito».

«Quindi secondo lei, io dovrei fare così?».

«Certo, è l'unica soluzione».

«Scusi, e se mi dovesse fermare, così per caso, una pattuglia dei carabinieri, io cosa devo dire, che è stato lei a consigliarmi questa brillante idea?». Quello sbiancò, forse per la prima volta aveva intuito la cazzata che aveva commesso, forse aveva anche intuito che, incazzato come ero, avrei potuto chiamare i carabinieri del luogo e fargli fare la festa. Mi chiese scusa. Ero talmente addolorato per la morte di mio nonno e confuso per il casino che aveva combinato lo scienziatone che sinceramente non me la sentii di fargli passare un guaio, anche perché capii sinceramente che questo era scemo davvero. Allora lo pregai, giusto per chiudere la cosa in fretta, visto che mia madre ancora non si era fortunatamente accorta di nulla, di infilare immediatamente quel sacchetto nell'ossaia. Una vicenda triste, drammatica e paradossale. Ma bisogna vedere anche il lato positivo delle cose: avevo visto mia nonna.Io che non l'avevo mai conosciuta in vita, riuscii a vedere il suo viso (o meglio il suo teschio) che parve sorridermi. Devo confessare che non mi fece nessuna brutta impressione: in fondo era pur sempre mia nonna.

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