Utilizzo dei cookies

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini di uso dei cookies espressi in questo documento.

Decrease font size Default font size Increase font size

sale1mf

sale3news

Giuseppe306x150rit

Ultime notizie

Premio Mario Francese 2012

Protagonista il giornalismo d'inchiesta

PALERMO - Una serata per ricordare Mario Francese e per celebrare quei giornalisti che continuano sulla scia di quel giornalismo di inchiesta che costò la vita al cronista ucciso da Cosa nostra nel 1979. La sedicesima edizione del Premio Mario Francese è andata in scena al Nuovo Montevergini di Palermo, nell’ambito del programma del Festival della Legalità.

IMG 3791-624x300Per l’edizione 2012 la scelta è caduta su Franco Oddo e Marina De Michele, rispettivamente direttore e vicedirettore de “La civetta di Minerva”, piccolo giornale siracusano – cartaceo e online – che, grazie alla caparbietà delle sue inchieste, ha approfondito e fatto emergere uno scandalo su possibili commistioni di interessi tra magistratura e avvocatura, sfociato nell’allontanamento da Siracusa, da parte del Csm, del procuratore della Repubblica e di un sostituto. Grandi applausi per i due giornalisti, che hanno ricordato le difficoltà nelle quali si sono dovuti muovere per portare avanti l’inchiesta. “Quest’anno abbiamo voluto premiare dei giornalisti che hanno fatto il loro mestiere con indagini documentate che non hanno guardato in faccia il potere”, ha detto sul palco il presidente dell’Ordine dei giornalisti Riccardo Arena. Nel consegnare il premio, Giulio Francese, figlio di Mario, ha sottolineato l’importanza della solidarietà verso i cronisti che si espongono: “Muore chi viene lasciato solo”, ha detto, ricordando la vicenda di suo padre.

Read more: Premio Mario Francese 2012

Torna a Palermo il Festival della Legalità

Sabato 6 ottobre alle 10, l'incontro-dibattito sarà organizzato nell'ambito dell'edizione 2012 del Premio "Mario Francese". Interverranno i giornalisti Lirio Abbate de "L'Espresso", Riccardo Lo Verso del mensile "S", Vincenzo Marannano del "Giornale di Sicilia", Antonio Fraschilla de "La Repubblica" e Stefania Petyx di "Striscia La Notizia". Modera il giornalista Claudio Reale. Al termine dell'incontro l'Ordine dei Giornalisti di Sicilia conferirà il tesserino alla memoria a Libero Grassi. Saranno presenti la vedova, Pina Maisano Grassi, e i ragazzi di Addiopizzo.

PALERMO- Otto giorni di dibattiti, incontri, mostre. Legati da un unico filo conduttore: la lotta a Cosa nostra e al malaffare. Si apre domenica 30 settembre, a Villa Filippina, la quinta edizione del Festival della Legalità, organizzato dall'associazione culturale Villa Filippina e dalla Zerotre con il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della presidenza della Regione Siciliana e dell'Università degli Studi di Palermo e l'alto patrocinio del Parlamento Europeo.

E quest'anno il Festival ospita una novità: le sessioni pomeridiane, infatti, saranno dedicate alla prima edizione del "Festival della politica", con un ampio programma di approfondimenti dedicato alla Sicilia che verrà. Nel corso dell'iniziativa, organizzata in collaborazione con Confindustria Palermo, si terrà anche un confronto pubblico fra i candidati alla presidenza della Regione Siciliana. Il programma del Festival della Legalità.

Per il programma  clic su " Leggi tutto..."

Read more: Torna a Palermo il Festival della Legalità

Allo scomparso Giuseppe D’Avanzo va il Premio Mario Francese 2011

Una serata per ricordare Mario Francese e  Giuseppe D’Avanzo, per onorare la memoria di due protagonisti del giornalismo d’inchiesta che hanno scritto pagine e pagine di scomode verità, alla ricerca di fatti e notizie che hanno inciso profondamente nella storia di questo Paese e in particolare della Sicilia.
E’ stato consegnato ieri sera, presso il Nuovo Teatro Montevergini, nel quadro delle iniziative del Festival della Legalità, il premio intitolato a Mario Francese che, per la prima volta dal 1993, viene assegnato a un giornalista scomparso: Giuseppe D’Avanzo, penna di punta de “La Repubblica” e autore di numerose inchieste giornalistiche.

Fausto Gianì - Attilio Bolzoni
Il riconoscimento, attribuito dall’Ordine dei giornalisti e dalla famiglia del cronista a un giornalista che si è distinto nella professione nel corso dell’anno, è stato ritirato dai colleghi Attilio Bolzoni e Fausto Gianì. Nell’albo d’oro figurano esponenti illustri dell’informazione: da Gianni Minoli a Michele Santoro, da Piero Marrazzo a Lucia Annunziata, da Maurizio Costanzo a Ferruccio De Bortoli, da Gian Antonio Stella a Enrico Deaglio. Ma la serata è stata anche l’occasione per ricordare Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, e il suo lavoro:

Salvo Toscano e Tiziana Martorana hanno moderato il talk show dal titolo “Mario Francese – Il perché del silenzio”, con la partecipazioni di Francesca Barra, Felice Cavallaro, Vittorio Corradino, Franco Nicastro e Salvo Palazzolo. Sono stati inoltre assegnati altri riconoscimenti ai giornalisti Giancarlo Macaluso, Elvira Terranova, Leonardo Orlando e Riccardo Lo Verso. Quest’ultimo, cronista di punta del mensile di cronaca “S”, si è aggiudicato il riconoscimento nella sezione speciale “Giuseppe Francese”.
Serata che ha fatto il paio con la presentazione, avvenuta la mattina a Palazzo Steri, del libro “Il quarto comandamento” di Francesca Barra. Una giornata che è stata una preziosa occasione per ricostruire le tessere della memoria, riprendere in mano oltre trent’anni di silenzi e misteri sull’omicidio del cronista siracusano ed interrogarsi sui doveri della professione giornalistica.

Barra: Mario Francese un maestro, ricevere un premio a lui intitolato una responsabilità e un impegno

A vincere l’edizione 2010 del premio Mario Francese è stata la giornalista Francesca Barra, grazie alla trasmissione radiofonica “La bellezza contro le mafie“, che conduce su Radio1. Un percorso che unisce nord e sud quello tracciato dalle puntate di questa trasmissione, ognuna delle quali esamina una storia, un evento, un fatto legato alla criminalità organizzata, contestualizzandolo.

francese locandina 2010 2Queste le motivazioni del premio: a Francesca Barra per l’impegno civile e la sensibilità etica che accompagnano da sempre il suo lavoro di giornalista e di scrittrice. Un riconoscimento particolare va soprattutto al programma radiofonico “La bellezza contro le mafie” in onda su Radiorai 1 di cui Francesca Barra è autrice e conduttrice. In uno spazio di grande ascolto vengono proposti con un taglio coinvolgente racconti e memorie su storie legate alla mafia e alle organizzazioni criminali. Già nel titolo del programma viene ripreso lo spirito innovativo e dirompente di un pensiero di Peppino Impastato: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”.

È proprio quello che Francesca Barra fa ogni giorno con grande rigore narrativo e competenza professionale conciliando in modo originale la ricerca giornalistica con il linguaggio radiofonico.
Francesca Barra è giornalista professionista e autrice teatrale. Alla cerimonia di consegna del premio, il 27 novembre a Siracusa, città natale di Mario Francese, ha presentato il recital "Donne non ordinarie", dedicato, tra le altre, a Rita Atria e alla cantante scomparsa Rosa Balisteri. Il lavoro, molto toccante e molto applaudito, è interpretato assieme all'attrice Silvia Francese (nipote di Mario) e alla cantante Valentina Mercuri. Il premio, 
organizzato dall’Ordine dei giornalisti, è stato consegnato da Giulio Francese, figlio del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, a Palermo. Ala cerimonia erano presenti anche gli altri due figli di Mario Francese, Fabio e Massimo, e la sorella Maria.
A Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza e Alberto Spampinato, per l’osservatorio “Ossigeno”, sono andati gli altri riconoscimenti, mentre Luigi Prestinenza ha 
ricevuto un premio alla carriera. Un premio alla memoria è andato invece a Elvira Sellerio. La novità di quest'anno, nell'ambito del premio, sono stati i riconoscimenti speciali Giuseppe Francese, figlio di Mario morto prematuramente nel 2002, a 36 anni: giornalista pubblicista impegnato sul fronte antimafia, ha speso la sua vita per ottenere verità e giustizia per il padre, dando un contributo fondamentale per la riapertura dell'inchiesta e l'avvio del processo che si è concluso con la condanna di Totò Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano e altri esponenti della 2cupola" di Cosa nostra. 
I premi "Giuseppe Francese" sono stati assegnati ad Angelo Augusto, Pino Maniaci, Giulia Martorana, Michele Naccari e José Trovato, in quanto giornalisti “di frontiera”, che operano in zone di particolare rischio.

Barra: Mario Francese un maestro, ricevere un premio a lui intitolato
una responsabilità e un impegno

Francesca Barra, la giornalista di RaiRadio1 che ha vinto il premio Mario Francese 2010 per il suo programma "La bellezza contro le mafie", non ha nascosto la sua emozione. Le abbiamo chiesto cosa significa per lei questo riconoscimento. Ecco la sua risposta.

barra7"Anche quando racconto il male, continuo a credere nel bene.Non ho mai conosciuto Mario Francese. E' morto che avevo un anno. E non ho mai conosciuto suo figlio Giuseppe. Non sono una loro parente, non sono siciliana. Ma come Mario ho scelto, ho sentito, di voler diventare una giornalista come mia unica occasione per cercare e descrivere la verità. 
Ricevere un premio a lui intitolato simboleggia una responsabilità che si tramanda fra comunicatori, essere giornalisti vuol dire idealmente trasformarsi 
in una cerniera che unisce i fatti e la loro interpretazione. E come Mario insegna, l'unica via possibile è rispettare l'oggetto senza anteporre l'io 
narrante. Mi carica di orgoglio perchè non c'è maestro a cui vorrei ispirarmi, se non ad un cronista di nera simile.

Asciutto, generoso, essenziale e testardo. Curioso delle dinamiche umane, ambizioso non per gloria personale, rigoroso nel lavoro, disteso e pieno di sfumature nella vita personale. Per capire chi fosse profondamente mesi fa sono arrivata a Palermo. Ho percorso i vicoli della Vucciria, sono entrata al Giornale di Sicilia, percorso la strada da casa in viale Campania, dove è stato ucciso, al tribunale. Ed è lì che l'ho conosciuto. Ed è allora che un premio è diventato non solo un riconoscimento, ma una promessa, un impegno. Volevo indagare sulla sua straordinaria vita, ho scoperto quella di un'intera famiglia, a partire da Giuseppe, il figlio minore, che senza essere un giornalista o laureato in legge, alla mia età è riuscito a far riaccendere anzi ad accendere dopo ventanni di silenzio, i riflettori sull'omicidio di suo padre e far condannare la cupola di cosa nostra.

Con lui, i suoi fratelli: Giulio, Fabio, Massimo. Non hanno fatto il rumore a cui siamo abituati oggi. Rivolgendosi a televisioni, organi di stampa, e trasformando in clamore un disperato bisogno di giustizia. Si sono posti un obiettivo e l'hanno inseguito con metodo. Anacronistico e per me esemplare. Ho scoperto, attraverso loro, la vicenda di un'intera famiglia dicevo, che rappresenta la catena di dolore che lega i parenti delle vittime di mafia. Circolare, senza vie di fuga. Una catena di dolore senza fine pena che non prevede nemesi, purtroppo. Eppure la famiglia Francese, gli amici, i colleghi di Mario, di Giuseppe, sanno, come me oggi, che averli conosciuti non può che cambiare profondamente non solo il destino, anche il nostro sguardo nei confronti di ciò che ci circonda. La storia di Mario coinvolge Palermo, la storia di un giornale, di un giornalismo autentico, un periodo storico drammatico. La storia di Mario, il suo omicidio, il silenzio a cui si sono in troppi piegati, ha avuto un riscatto che va al di là di una targa. Si chiama memoria. Si chiama gratitudine. Grazie, Francesca."

 vai alla Galleria della manifestazione

Milano, 3 maggio giornata della Memoria

«Sono nove, non otto, i giornalisti uccisi dalla mafia in Sicilia». Chi conosce la storia, la storia della mafia, la storia dei martiri dell’informazione, non capisce, pensa si sarà sbagliato. Chi invece sa degli uomini, delle persone, delle esistenze, è perfettamente d’accordo con lui.  A parlare è  Lirio Abbate, inviato dell’«Espresso», giornalista sotto scorta. La circostanza è il 3 maggio, giorno dedicato alla memoria dei giornalisti uccisi. È Milano, questa terza volta di commemorazione organizzata dall’Unci, dall’OdG e dalla FNSI. Con quei trenta nomi letti ad alta voce. Pochi secondi dilatati, nei quali è impossibile non ripercorrere intere biografie, vite di uomini, identità, storie lunghe decenni. Cronisti assassinati dalle mafie e dal terrorismo. Cronisti per cui l’informazione valeva quanto la vita stessa.  E quindi, a Cosimo Cristina, a Mauro De Mauro,a Giovanni Spampinato, a Pappino Impastato, a Mario Francese, a Pippo Fava, a Mauro Rostagno, a Beppe Alfano, va aggiunto un altro nome. Così dice Lirio, e siamo d’accordo con lui. Il nome è quello di un altro Giuseppe. Giuseppe Francese.  «Aveva dodici anni – racconta Abbate – quando vide il corpo del padre colpito a morte sotto casa», sentì tutti e sei i colpi di pistola, scese in strada e vide quel cristo morto gettato nel parcheggio. «Per vent’anni – continua – ha cercato testimonianze, ha raccolto materiali, ha fatto quello che non hanno mai fatto gli inquirenti. Si è fatto giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E alla fine è riuscito a far condannare mezza Cupola: Bagarella, Riina, Provenzano e altri quattro». Esecutore e mandanti della morte del primo cronista a fare il nome di Totò Riina su un giornale, sul «Giornale di Sicilia» per il quale seguiva la nera e la giudiziaria. Ucciso perché aveva capito, aveva scritto, della trasformazione imprenditoriale di Cosa Nostra. Degli interessi mafiosi intono alla ricostruzione del Belice terremotato, alla realizzazione della diga di Garcia. Stava  approfondendo. Il suo dossier fu pubblicato postumo. 

«Beh, insomma, Giuseppe ci dedica una vita, e riesce, ce la fa – si infiamma e si commuove Lirio –  trova le prove, e fa mandare all’ergastolo i Corleonesi. Il giorno dopo la sentenza di primo grado, Giuseppe lascia un biglietto, scrive: ho svolto il mio compito, ho fatto il mio dovere, vi abbraccio tutti, scusatemi». E si uccide. Giuseppe è morto, Giuseppe non ha retto. Giuseppe, finito il lavoro, si licenzia, chiede le dimissioni.  Ha scritto Riccardo Orioles di lui: «Ho visto questo Giuseppe una volta sola, a un incontro di giornalisti: una di quelle facce belle e colte di giovani siciliani, con la serietà degli occhiali che combatte con lo scompiglio dei capelli. Aveva qualcosa di amaro dentro, ma non di disperato. E non di disperazione è morto, bensì di solitudine e di stanchezza». Di stanchezza e solitudine è morto il nono giornalista assassinato dalla mafia in Sicilia. Trenta se ne contano ieri. Nove di mafia. Due di terrorismo. Gli altri caduti all’estero mentre raccontavano guerre e sporchi traffici.  A fine maggio, a Milano, saranno trent’anni dalla morte di Walter Tobagi, ucciso da una frangia di terroristi che con quell’omicidio voleva accreditarsi presso le Brigate Rosse. È toccato alla figlia ieri ricordarlo. Benedetta, autrice di “Come mi batte forte il cuore”, sulla storia del padre. Dice Benedetta che c’è differenza tra i giornalisti uccisi dalla mafie e quelli fatti fuori dal terrorismo: «Gli uni freddati per reclamare silenzio. Gli altri per fare il massimo del rumore».

Dice Benedetta, «non chiedetemi cosa avrebbe detto mio padre oggi se fosse ancora in vita», dice «andatevelo a leggere, perché quello che avrebbe detto è già tutto scritto». Ché la memoria, come la storia, non si fa con i se, ma studiando, leggendo, imparando, lavorando.  Giornalisti con la schiena dritta, giornalisti vittime, giornalisti eroi. «No – ammonisce Rosaria Capacchione, collega del «Mattino» sulla quale già da alcuni anni pende la fatwa mafiosa – Non eroi, solo cronisti onesti». Solo cronisti onesti. E tanto basta, in questo assurdo paese, per vivere nel mirino, e per morirci.

Page 11 of 15

Search

facebook-icon twitter-icon google-plus-icon

legalita logo sito 152x50

 logo liberapalermo
liberapalermo

libera

Solidariao

ossigeno

App Noma

udc1

www.webzoom.it by Nino Pillitteri