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Siracusa, un parco per Mario Francese

Un giardino botanico di circa 3mila metri quadrati intitolato a Mario Francese, il giornalista siracusano del Giornale di Sicilia ucciso da Cosa nostra a Palermo per le sue coraggiose inchieste sugli interessi economici dei corleonesi. Così l’amministrazione comunale, su decisione del sindaco, Giancarlo Garozzo, ha deciso di ricordare in maniera ancora più degna il cronista che ha pagato con la vita il suo attaccamento alla professione.
Il parco è stato realizzato accanto a Casina Cuti, nei pressi della zona archeologica, e sarà inaugurato lunedì prossimo, 26 gennaio, giorno del 36esimo anniversario dell’omicidio, alla presenza di Giulio Francese, figlio di Mario anche lui giornalista, e della sorella Maria. Alle 10,30, il sindaco Garozzo accoglierà inoltre il prefetto, Armando Gradone, i vertici delle forze dell’ordine e altre autorità.
Mario Francese fu ucciso mentre rincasa dopo una giornata di lavoro. Per quel delitto sono stati condannati in via definitiva alcuni componenti della cupola di Cosa nostra dell’epoca (Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Raffaele Ganci e Francesco Madonia) e l’esecutore materiale, Leoluca Bagarella. Nella motivazioni della sentenza, i giudici hanno evidenziato le doti umane, professionali e civili del giornalista siracusano e la capacità di anticipare, con le sue inchieste, i filoni investigativi di magistratura e forze dell’ordine.
Il giardino botanico “Mario Francese”, approvato dalla Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, riqualifica una vasta area attorno alla biglietteria del parco archeologico, un passaggio obbligato per i turisti italiani e stranieri. Sono state impiantate, oltre al prato, più di 40 specie fra arbusti, piante erbacee perenni, stagionali, rampicanti, officinali e aromatiche. Inoltre, è in fase di completamento una vasca per le piante acquatiche.
Infine, in un sito Internet è stata realizzata una mappa interattiva con foto del posto e immagini delle piante presenti.

Concorso Generazione Reporter-Mario Francese

...nessuno come mario francese seppe con altrettanta singolare capacita' profetica disegnare coerenti scenari mafiosi, poi dimostratisi autentici a distanza di molti anni.
fu un visionario, nel senso piu' alto e positivo del termine. vedeva le cose in anticipo, una dote straordinaria, probabilmente unica, pagata col prezzo della vita. e tuttavia mario francese non e' morto, egli vive col suo esempio nel cuore di tutti noi, bandiera d'una categoria – quella dei giornalisti – in affannata crisi d'identita', divisa e lacerata al suo interno, piu' che mai pensosa del proprio avvenire, ma pur sempre capace d'uno scatto d'orgoglio. abbiamo dinanzi un modello di sicuro riferimento, teniamone sempre conto, oggi e sempre perché la maledizione dell'oblio non prevalga mai sulla memoria vissuta” ( Bent Parodi )

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Il ricordo di Francese, Siracusa rilancia

A poco meno di un mese di distanza è stata restaurata e rimessa al proprio posto a Siracusa la lapide intitolata a Mario Francese, il cronista siracusano ucciso dalla mafia nel '79 a Palermo. La lapide era stata vandalizzata ad opera di ignoti il 10 settembre scorso e il Comune l'ha prontamente restaurata. Il sindaco, Giancarlo Garozzo, durante una breve ma intensa cerimonia, ha anche annunciato che a Mario Francese sarà intitolato l’orto botanico che l'amministrazione comunale di Siracusa sta realizzando nell'area archeologica della Neapolis. “L'esempio di legalità di Mario Francese – ha detto il sindaco Garozzo – è ben presente alla nostra amministrazione, e per tale ragione abbiamo deciso di ricordarlo in maniera degna. Il 26 gennaio del prossimo anno, in occasione del 36/mo anniversario della morte del cronista, intitoleremo a Mario Francese il nuovo orto botanico e in quella occasione trasferiremo nella zona archeologica della Neapolis la lapide oggi posta in largo Leonardo da Vinci. Infine – ha concluso il sindaco Garozzo – se ce ne sarà la disponibilità, porteremo a Siracusa, per la prima volta, la mostra sul giornalista ucciso, che descrive in maniera chiara il senso del suo lavoro”. 
La figura di Mario Francese, la passione e il coraggio che metteva nelle sue inchieste sulla mafia e sugli affari illeciti di Cosa nostra, è stata ricordata, durante la cerimonia, dai giornalisti presenti. "Francese era un cronista - è stato sottolineato - che viveva la professione con senso civico, amante della verità ed era e resta un modello per i giornalisti e per i giovani". 
Alla cerimonia hanno partecipato il prefetto di Siracusa Armando Gradone, il questore Mario Caggegi, il comandante provinciale dei carabinieri colonnello Mauro Perdichizzi, il vicecomandante provinciale della Guardia di Finanza colonnello Eugenio Bua, il vicario generale dell’Arcidiocesi monsignor Sebastiano Amenta e Maria Francese, sorella di Mario. A porgere il saluto per l'Ordine dei giornalisti di Sicilia, in assenza del presidente Riccardo Arena, è stato il revisore dei conti Aldo Mantineo, per l'Associazione siciliana della stampa, il sindacato dei giornalisti siciliani, hanno partecipato il segretario regionale, Alberto Cicero, il tesoriere provinciale, e il fiduciario provinciale dell'Unione nazionale cronisti italiani, Francesco Nania, anche a nome del presidente regionale, Leone Zingales. 

Mio nonno, gli stupidi e la memoria viva

Stanotte a Siracusa hanno danneggiato la lapide che commemorava mio nonno. L'hanno tolta dal supporto metallico su cui si ergeva e l'hanno distrutta in mille pezzi.
Provo sentimenti opposti alla notizia di questo gesto. Da una parte una grande rabbia e un'immensa frustrazione: oggi sembrano lontanissimi, preistorici, i tempi in cui Palermo contava ogni giorno i suoi  morti, ma ho anche la consapevolezza che dietro questa "calma" apparente e insidiosa in realtà si nasconde lo stesso male. Mutato, cambiato nella forma, ma sempre lo stesso.
La mafia è il nostro cancro, e noi dobbiamo trovare il modo, il metodo, la formula, il coraggio di combatterlo e sconfiggerlo. Non possiamo abbassare la guardia, ma più forti e consapevoli rispetto al passato, dobbiamo essere consci del fatto che POSSIAMO SCONFIGGERLA!
Dall'altra parte penso alla "stupidità"del gesto: come se si potesse distruggere la memoria di una persona facendo a pezzi il suo nome su una pietra.
Potrete distruggere tutte le lapidi del mondo, dare fuoco a libri o giornali, rubare mezzobusti o scrivere frasi idiote sui muri, ma NON RIUSCIRETE MAI A DISTRUGGERE IL VALORE E L'ONORE DI CHI E' MORTO PER COMBATTERE LA MAFIA. Nulla potrete fino a quando il ricordo di questi uomini coraggiosi sarà vivo. 
Dovreste ucciderci tutti. Forse solo così potrete cancellare il loro ricordo o l'amore che proviamo per loro. Amore e stima che vanno al di là dell'averli conosciuti o meno.
Avete distrutto una lapide, ma rido amaramente, se pensavate che bastasse questo a cancellarne la figura. 
Se pensavate di offenderne la memoria, mi spiace: non ci siete riusciti. Avete solo fatto in modo che si parlasse di lui. Niente in voi o fatto da voi, potrà mai nuocere o far del male all'immenso esempio dell'uomo, del giornalista che mio nonno è stato e continua a essere.
Provo solo frustrazione per la vostra stupidità, la stessa frustrazione che si prova per qualcuno che ti fa perdere tempo o far fatica più del dovuto. 
So che ci vorrà ancora del tempo, ma quando la mafia sarà sconfitta, quello allora sarà il giorno più bello della nostra vita.

Siracusa, fatta a pezzi targa Mario Francese

Ignoti hanno divelto e danneggiato a Siracusa, la lapide posizionata in Largo Leonardo da Vinci in ricordo di Mario Francese, il cronista siracusano del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia in un agguato a Palermo il 26 gennaio 1979. La lapide, posizionata diversi anni fa su sollecitazione dei giornalisti siracusani, è stata staccata dal sostegno metallico sulla quale è fissata e quindi spaccata in più punti. Nella lapide sono rappresentate in modo stilizzato due pagine di giornale aperte all’interno di una delle quali c’è l’incisione:”A Mario Francese, giornalista, vittima della mafia”. La lapide che si trova a poche centinaia di metri dal comando provinciale dei carabinieri, è il luogo dove ogni anno i giornalisti siracusani si ritrovano il 26 gennaio, in occasione dell’anniversario dell’uccisione, per una sobria cerimonia commemorativa – spesso alla presenza della sorella del cronista Maria Francese che vive a Siracusa – e la deposizione di un omaggio floreale. Il presidente 
del Gruppo siciliano dell’Unci, Leone Zingales, ha invitato le forze dell’ordine “a fare luce sull’episodio e individuare i responsabili dell’ignobile atto vandalico”.

L’Ordine dei giornalisti di Sicilia esprime la propria più ferma condanna ed esecrazione per il danneggiamento della lapide che, a Siracusa, città natale del collega, ricorda il sacrificio di Mario Francese, il cronista del Giornale di Sicilia ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979 a Palermo. Che si tratti di un’intimidazione mafiosa o, come appare più probabile, di un ignobile atto vandalico, rimane la gravissima offesa alla memoria di Mario, simbolo e riferimento professionale autentico per tutti i giornalisti siciliani, cronista di razza al quale l’Ordine dedica annualmente un Premio di giornalismo. Ci auguriamo che l’amministrazione comunale di Siracusa voglia ripristinare al più presto la lapide e che le forze dell’ordine individuino e segnalino alla magistratura i responsabili di questo gesto inqualificabile.  
È intervenuto anche il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia, Leoluca Orlando,esprimendo la propria condanna "per l'incivile danneggiamento a Siracusa della lapide che ricorda il sacrificio del giornalista Mario 
Francese". "Si tratta - ha detto Orlando - di un ignobile atto vandalico contro una straordinaria persona che ancora oggi è punto di riferimento per tutti i giornalisti. Grande solidarietà e affettuosa vicinanza esprimiamo, inoltre, alla famiglia del giornalista ucciso dalla mafia, sottolineando il grande impegno e l’indiscussa professionalità che hanno sempre contraddistinto l’operato di Mario Francese. Un martire della verità che ha dedicato la sua vita da professionista libero alla lotta contro la mafia".

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