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Premio Francese, così Mario ha “vinto”

«Per tutto ciò che si è visto al teatro Santa Cecilia possiamo azzardare che Francese ha vinto e la mafia ha perso». L'espressione utilizzata dal giornalista Angelo Scuderi in un suo commento sulla giornata conclusiva del Premio "Mario e Giuseppe Francese", svoltasi sabato 26 gennaio 2019, è certamente forte, può anche apparire provocatoria, ma esprime bene il livello di consapevolezza raggiunto da tutti gli attori presenti al premio, la soddisfazione e la partecipazione di giornalisti, studenti, addetti ai lavori, che ha fatto sì che dopo vent'anni di oblio Mario Francese venisse restituito alla memoria civile e collettiva della città di Palermo e non solo. 

A partire dall'iniziativa della mattina del 26 gennaio, quando in viale Campania è stata posta una corona di fiori in corrispondenza della targa in memoria di Mario Francese, alla presenza del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, del prefetto Antonella De Miro, con la testimonianza del presidente nazionale dell'Ordine dei giornalisti Carlo Verna e del presidente dell'Odg Sicilia Giulio Francese, figlio di Mario. 

È stato un successo, su più punti di vista. Ha sorpreso l'empatia con cui i ragazzi delle scuole, partecipanti alla sezione loro dedicata del premio, si sono avvicinati ai temi dell'informazione, del giornalismo libero, della voglia di comunicare, di conoscere, di ricordare. Ha sorpreso l'abbraccio della città a Mario e Giuseppe Francese, un abbraccio giunto tanto "dal basso" con la partecipazione di cittadini e studenti alla due giorni di iniziative organizzate in occasione del quarantennale dell'uccisione di Mario Francese, quanto l'abbraccio "istituzionale", con la presenza significativa di rappresentanti degli enti locali e delle forze dell'ordine, tra gli altri il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, il prefetto Antonella De Miro, il numero uno della Direzione investigativa antimafia Giuseppe Governale, l'assessore regionale a Territorio e ambiente Toto Cordaro.

Il premio di giornalismo “Mario e Giuseppe Francese” è andato a tre giornalisti che si sono dedicati a inchieste e a studenti che hanno ragionato sul tema “L’informazione che vorrei”. La manifestazione - organizzata dall’Ordine in collaborazione con Libera e con l’associazione Uomini del Colorado - si è svolta al teatro Santa Cecilia di Palermo, come momento finale di una due giorni di iniziative.

Sono stati premiati Lucia Goracci della Rai (in collegamento telefonico da Istanbul), Paolo Borrometi di Tv2000, presente al teatro Santa Cecilia e, alla memoria, Alessandro Bozzo, rappresentato dalla sorella e dalla madre. Ricevendo il premio intitolato a “Giuseppe Francese”, Borrometi, sotto scorta perché minacciato dalla mafia, ha rivolto un pensiero a Giulio Regeni e al magistrato Nino Di Matteo, invitando i ragazzi delle scuole in platea a non smettere di sognare.

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Il Premio Francese 2019, la giornata del 26 gennaio (con tre foto)

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Venerdì 25 gennaio, la catena umana della scuola Pecoraro

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«Dimenticanza è sciagura, memoria è riscatto»: è una massima di Anneliese Knoop-Graf, che si sposa bene con lo spirito di chi ha intrapreso un'iniziativa in memoria di Mario Francese che riscrive in qualche maniera la storia delle commemorazioni a Palermo.

Oltre duecento ragazzi della scuola media Antonino Pecoraro, venerdì 25 gennaio 2019, hanno dato vita a una catena umana formatasi attorno alla targa di piazza Mario Francese. Gli studenti hanno letteralmente "abbracciato" la targa, disponendosi attorno a essa. 
Emozioni e suggestioni fortissime, malgrado la pioggia battente. Squarcia il silenzio Alessandro Rosselli, uno studente della Pecoraro che legge una lettera in cui parla di Mario Francese «modello di giornalismo investigativo, che si identifica talmente con il suo lavoro da accorrere sulla scena di un fatto di sangue anche se non è "in servizio". Il suo lavoro lo fa con passione, nonostante "tutto e tutti", nonostante gli ostacoli che incontra. Così vogliamo ricordarlo, noi ragazzi, come un esempio di cittadino che persegue il suo dovere con dedizione e ama la propria città».
Poi, un gruppo di ragazzi si distacca dalla catena umana, raggiunge il centro della piazza. Ciascuno porta un cartello, con su scritta una lettera: una "P", una "E", e via via otto lettere a formare la scritta "Per Mario". I cartelli vengono alzati al cielo, i ragazzi scandiscono il coro: "Per Mario", una seconda fila di studenti alza altri cartelli con la scritta #iostoconborrometi. È un corto circuito della storia, Palermo che grazie ai suoi ragazzi si sveglia di colpo, ritrova il senso della memoria, ricorda Mario Francese dopo anni di oblio, di "distrazioni" e dimenticanze. Un tam tam di messaggi che raggiunge subito Paolo Borrometi, che vive sotto scorta perché minacciato dalla mafia, che riceve la solidarietà e l'abbraccio della piazza palermitana. Una piazza che si presenta con una veste inedita, anche per quanto riguarda la presenza istituzionale, mai forte come quest'anno. Viene scoperta la targa di piazza Mario Francese, alla presenza del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, del presidente della V commissione consiliare al Comune di Palermo Francesco Bertolino, dei rappresentanti della VI circoscrizione. 
 
Sempre nella mattinata del 25 gennaio l'inaugurazione della mostra dedicata a Mario Francese al No mafia memorial di corso Vittorio Emanuele 353. Oltre al sindaco, tra gli altri, presenti l'assessore Roberto Lagalla in rappresentanza del governo regionale, il direttore del Giornale di Sicilia Antonio Ardizzone, il vicedirettore del Giornale di Sicilia Marco Romano, il fondatore del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" Umberto Santino, il presidente del Centro studi "Pio La Torre" Vito Lo Monaco. E tante persone che si avvicinano all'organizzazione del premio, dal basso, chiedendo cosa possono fare, come possono mettersi a disposizione «anche solo per trasportare materiale». È il riconoscimento più concreto del senso di comunità creatosi attorno all'organizzazione e alle attività del Premio Mario e Giuseppe Francese, di una memoria tangibile che, per dirla con Anneliese Knoop-Graf, «è memoria ed è riscatto».

Premio Francese 2019 a Goracci, Borrometi, Bozzo

Ha avuto come cornice la sede dell’Ordine nazionale dei giornalisti, a Roma, il 22 dicembre, la presentazione dell’edizione numero 22 del premio di giornalismo “Mario e Giuseppe Francese”, a quarant’anni dall’omicidio per mano mafiosa di Mario Francese, cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia. Alla conferenza stampa hanno preso parte il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, il presidente dell’Odg Sicilia Giulio Francese e i componenti della commissione del Premio.

I premiati di questa edizione sono i siciliani Lucia Goracci (Premio “Mario Francese”) e Paolo Borrometi (Premio “Giuseppe Francese”) e il calabrese Alessandro Bozzo (Premio “Giuseppe Francese alla memoria”, che è stato istituito in questa occasione per la prima volta). I riconoscimenti saranno consegnati sabato 26 gennaio, a partire dalle ore 10, al teatro Santa Cecilia di Palermo. Queste le motivazioni per i vincitori.

Lucia Goracci. Con coraggio e fermezza da anni affronta situazioni estreme per informare. Continua a cercare i fatti e il loro senso anche e soprattutto nelle zone di confine, dove oltre al rischio professionale c’è anche quello della vita stessa. Ricorda con il suo impegno quotidiano che il mestiere del giornalista si impoverisce quando non è animato dalla ricerca, secondo il vecchio motto dei maestri “ andare, vedere, raccontare”. Lucia lo fa costantemente senza delegare lo sguardo e l’analisi, onorando il servizio pubblico e senza dimenticare in nessuno dei suoi reportage le vittime dei conflitti che i potenti sacrificano in ogni parte del mondo. Condivide gli sguardi pieni di sofferenza e di speranza delle donne e dei bambini che incontra sulle strade ridotte a voragini e in quello che resta delle case sventrate rendendo partecipe l’opinione pubblica del valore inestimabile della pace ancora impossibile in gran parte dei paesi a noi vicini.
Paolo Borrometi. Prova di un impegno concreto capace di colpire quella che ha chiamato la "mafia invisibile", l'esperienza di Paolo Borrometi ha consentito di individuare anche i protagonisti di cosche "senza coppola né lupara", come le indica questo determinato cronista nelle inchieste pubblicate anche su un sito da lui fondato. Deciso a scoprire quanto malaffare intriso di corruzione, violenze e intrighi si annidi in un'area a lungo erroneamente ritenuta immune come quella delle province di Ragusa e Siracusa, Borrometi non si è lasciato intimidire nonostante un pestaggio, la frattura di una spalla e uno sventato attentato, scoperto grazie alle intercettate minacce di un malavitoso che ne auspicava la fine perché "ogni tanto un morto ci vuole".
Alessandro Bozzo. Giornalista calabrese, nella sua Cosenza ha raccontato per anni, con coraggio e passione, la sua terra, i suoi intrighi, i suoi lati oscuri. Per questa coerenza rocciosa è stato isolato, nella sua città e nel suo giornale, messo ai margini e maltrattato con conseguenze devastanti per la sua vita personale e familiare. Il prezzo che ha pagato è stato altissimo, finché le corde dell’ostinazione e della speranza si sono spezzate. La sua morte denuncia l’abbandono in cui versa il mestiere in alcune zone d’Italia, la precarizzazione disperante, il cinismo di certa editoria, il disprezzo per la dignità professionale e umana. Ma la vita di Alessandro, ricostruita con amore nel libro del collega Lucio Luca “L’altro giorno ho fatto quarant’anni” (Laurana Editore) , racconta anche la statura morale di un cronista di razza e ci ricorda che questo mestiere si nutre di valori etici, desiderio di giustizia e fame di verità.
Nel corso della conferenza, promossa dal Consiglio Nazionale, è intervenuto anche il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento, che ha presentato i risultati dell’indagine sui giovani e l’informazione in Italia, indagine voluta dall’Ordine.
Il focus sul rapporto tra nuove generazioni e media nel nostro Paese costituisce una delle iniziative volute dall’Ordine dei Giornalisti in occasione del “Premio Mario e Giuseppe Francese”. Alla conferenza stampa hanno preso parte il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna, il presidente dell’Odg Sicilia Giulio Francese e i componenti della commissione del Premio.
"La ricerca di Demopolis mostra come i giovani siano interessati al giornalismo e alla sua funzione fondamentale per una corretta informazione dei cittadini, con particolare riferimento al giornalismo di inchiesta - ha affermato Carlo Verna, presidente del Consiglio Nazionale dell' Ordine dei Giornalisti -. E’ una dato che ci conforta in questa fase in cui abbondano fake news, linguaggi di odio soprattutto via web e dove si cerca di neutralizzare la funzione del giornalismo
come “cane da guardia” della democrazia. Ritengo che compito essenziale dei giornalisti sia e resti quello di raccontare i fatti senza non fare sconti a nessuno, a nessun governo (di qualsiasi colore) a nessun potere (comprese le grandi piattaforme di internet)".

Ultime News Premio Francese, ecco i video vincitori e partecipanti 2019 Sez. Scuole

1° Premio  Sez. Scuole - Mario e Giuseppe Francese 2019 - Liceo Secusio Caltagirone

2° Premio  Sez. Scuole - Liceo Ruggero Settimo di Caltanissetta

2° Premio  Sez. Scuole - Liceo Benedetto Croce di Palermo

Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Palermo

Scuola media Pecoraro di Palermo

Liceo Regina Margherita di Palermo

Liceo Classico Meli di Palermo

ITI  Vittorio Emanuele III di Palermo

 

 

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