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Studenti Alcamo, omaggio a Mario

Giornata di manifestazioni in tutt'Italia per ricordare i 25 anni della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Falcone, la moglie Francesca Morvillo, gli uomini della scorta. In questa giornata di memoria si è mobilitata anche la scuola media Nino Navarra di Alcamo. Alle 8,30 di questo 23 maggio, 25° anniversario della strage, gli studenti pianteranno un albero di alloro presso la Navarra dedicata a Mario Francese, il giornalista del Giornale di Sicilia che prima di tutti capì la scalata e pericolosità dei corleonesi di Totò Riina e venne assassinato dalla mafia. Dopo gli studenti formeranno il Corteo della legalità con incontro con le autorità in piazza Ciullo. Prevista la deposizione di una corona d’alloro in piazza Falcone e Borsellino e presentazione di vari progetti quali : “Il baby consiglio comunale”, le vie dedicate alla mafia, la canzone “Vietato morire”, incontro con l’associazione Libera. Le cerimonie si concluderanno con un concerto degli alunni ad indirizzo musicale della “Navarra”.
La piantumazione dell'albero è l'omaggio che la Navarra ha voluto dedicare a Mario Francese, il giornalista che ha impressionato molto per il suo impegno e la sua passione civile i ragazzi e che la scuola ha voluto adottare. Nei giorni scorsi gli studenti hanno incontrato Giulio Francese, figlio di Mario, anche lui giornalista. Un incontro particolarmente intenso, con momenti di grandi commozione. Numerose le domande poste all'ospite dagli studenti, che nei giorni successivi hanno fatto dei resoconti sull'incontro e sul significato di questa esperienza. Ecco di seguito due articoli scritti da loro.

UNITI PER LA LEGALITÀ

“La paura si ha, ma la paura, se si è insieme, si combatte, si affronta!." Con queste parole Giulio Francese, figlio di Mario Francese, giornalista ucciso dalla mafia, ha iniziato, davanti alla platea di noi giovani studenti nell’IC Navarra, il suo intervento, organizzato dalla nostra scuola nell’ambito del progetto “Settimana della legalità” grazie alla preziosa collaborazione dell’associazione Libera di Alcamo. [Leggi di seguito in Read more...]
Per il suo singolare esempio in Sicilia di «giornalismo investigativo», privo anche di ogni compiacenza verso i gruppi di potere collusi con la mafia, Cosa nostra ha eliminato il giornalista Mario Francese la sera del 26 gennaio 1979 davanti casa, mentre stava rientrando dopo una dura giornata di lavoro.

Nato a Siracusa il 6 Febbraio 1925, era divenuto in breve tempo una delle firme più stimate e uno dei più navigati conoscitori delle vicende mafiose, avendo sempre fatto una «lettura» acuta e approfondita del fenomeno mafia.

L’incontro con Giulio Francese non ha avuto solamente lo scopo di ricordare il sacrificio del padre e delle tante delle vittime e quindi la sofferenza dei familiari che hanno visto morire i propri cari, bersagli della violenza per aver ostacolato gli interessi dei criminali; è stato un momento di lezione civile che abbiamo raccolto e custodiremo nel nostro futuro: tutta la società deve essere coinvolta nel contrasto al fenomeno mafioso. Nessuno può chiamarsene fuori in quanto la lotta alla mafia è un dovere morale e civile.

La lotta alla criminalità organizzata, come ha affermato Giulio Francese, non può fermarsi alle forze dell’ordine e ai magistrati, ma deve coinvolgere l’intera società altrimenti le organizzazioni criminali continueranno a prosperare soprattutto nelle zone di complicità diffusa e di corruzione. Questo è l’orizzonte da raggiungere: uniti per la legalità...uniti per ostacolare il prevalere della cultura mafiosa e degli interessi criminali...uniti per rompere l’indifferenza o il silenzioso consenso agli intrecci moralmente riprovevoli…uniti per resistere alle prevaricazioni e all’accondiscendenza anche verso i più piccoli reati che limitano i diritti di tutti i cittadini.
Classe 3B

Memoria storica e responsabilità collettiva

Sono passati ormai venticinque anni dalle stragi del ’92 e io studentessa che oggi frequento la scuola sono parte di una generazione che porta, per così dire, nel corredo genetico l’eredità di quella memoria: delle stragi ho sentito parlare e ho fatto dei due grandi giudici palermitani i simboli coraggiosi della lotta alla mafia.

Sono il germoglio di quei giovani ventenni, vissuti proprio negli anni 90, i miei genitori, che hanno provato l’orrore di quella violenza e provato grande indignazione.

Non c’è il rischio che si perda un pezzo importante di memoria storica recente del nostro paese, la cui coscienza è basilare per essere cittadini attivi e responsabili.

Ma io, che vivo una quotidianità inquinata dalla cultura mafiosa , dalla convenienza “ a farsi i fatti propri”, dall’ammirazione nei confronti di chi delinque e ottiene prestigio, potere, denaro e l’impunità e soprattutto dall’indifferenza o tolleranza per la complicità tra potere e mafia, ho un sogno…dare una svolta alle nostre vite in questa terra duramente ferita dalla presenza mafiosa, presenza che uccide persone, distrugge le speranze e cancella la possibilità di un futuro.

Non voglio assumere un atteggiamento di distacco o rassegnazione o consenso passivo. E allora mi chiedo che cosa può rendere meno forti le organizzazioni criminali: “essere gruppo”. Insieme si propongono e si trasmettono comportamenti più coraggiosi, insieme si riesce a dare maggiore solidità e persistenza alle proprie azioni. Insieme si fanno progetti, ci si propone e ci si espone, insieme si diventa parte attiva della lotta contro la cultura mafiosa. Un senso di responsabilità collettiva diventa il punto di partenza per la speranza di un cambiamento

Alessandra Rocca, 3B

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