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Mario Francese, presto un film per la tv

Presentato il nuovo progetto prodotto dalla Taodue Film di Pietro Valsecchi. Quattro film evento per la televisione da 100 minuti l’uno racchiusi nella collana “Liberi sognatori. Le idee non si spezzano mai”. Quattro grandi storie italiane di impegno civile: Libero Grassi, Renata Fonte, Mario Francese ed Emanuela Loi. Vissuti tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90, in un periodo denso di cambiamenti e trasformazioni sociali, ma anche di violenze e oscure trame, queste figure hanno semplicemente e coraggiosamente compiuto fino in fondo il proprio dovere di cittadini, di uomini dello stato o di giornalisti. Persone che sono diventate loro malgrado un esempio di grande valore civile per la società italiana, grazie alle loro battaglie per rendere il nostro un Paese migliore e pagando con la vita i loro ideali di verità e giustizia. I quattro protagonisti della collana di racconti “Liberi sognatori. Le idee non si spezzano mai” sono il simbolo di un’Italia che resiste e che non si arrende alla sopraffazione e alla corruzione, persone caratterizzate da un’altissima umanità e senso del dovere, a cui si intende restituire voce e dignità, dopo anni di ingiusto isolamento istituzionale e oblio mediatico.

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La realizzazione della serie, sostenuta dai familiari delle vittime al centro dei singoli film, è prevista per l’autunno del 2016 e andrà in onda prossimamente su Canale 5. La storia di Libero Grassi sarà sceneggiata e diretta da Graziano Diana e interpretata da Giorgio Tirabassi. La storia di Renata Fonte sarà sceneggiata da Monica Zapelli, diretta da Renato De Maria e interpretata da Giulia Michelini. La storia di Mario Francese sarà sceneggiata da Claudio Fava, diretta da Michele Alhaique e interpretata da Marco Bocci. La storia di Emanuela Loi sarà sceneggiata da Graziano Diana e diretta da Enzo Monteleone.
Alla conferenza sono intervenuti: Pietro Valsecchi (produttore Taodue), Umberto Ambrosoli (co-ideatore del progetto), Alessandro Salem (direttore generale dei contenuti Mediaset), Giulio Francese (figlio di Mario Francese), Viviana Matrangola (figlia di Renata Fonte), Alice Grassi (figlia di Libero Grassi), Graziano Diana (sceneggiatore delle storie e regista della storia di Libero Grassi e di Emanuela Loi), Monica Zapelli (sceneggiatrice della storia di Renata Fonte), Renato De Maria (regista della storia di Renata Fonte), Enzo Monteleone (regista della storia di Emanuela Loi), Giorgio Tirabassi (interprete della storia di Libero Grassi), Marco Bocci (interprete della storia di Mario Francese).
"Con ‘Liberi sognatori. Le idee non si spezzano mai’ - ha detto il produttore Pietro Valsecchi - vogliamo raccontare ai più giovani, che spesso ignorano le pagine più buie della nostra Storia, i nomi e le vicende delle donne e degli uomini che sono stati in prima linea contro la violenza e le ingiustizie. La linea editoriale da me sviluppata con Umberto Ambrosoli - ha aggiunto - si basa infatti sull'idea che la fiction televisiva possa trasmettere contenuti etici profondi attraverso un linguaggio emotivamente coinvolgeente in grado di parlare nel profondo alla coscienza degli spettatori".
Umberto Ambrosoli, co-ideatore del progetto: ”Per questo progetto abbiamo riflettuto sul significato degli esempi: resistere alle pressioni e alla paura. Ci siamo chiesti: cosa permette a certe persone di sprigionare questa forza? Ho trovato la risposta a questa domanda nelle parole di Paolo VI: ‘Non ho mai sacrificato per la vita le ragioni della vita’. Quando si cede alla minaccia si rinuncia alla propria vita. Ecco perché ‘Liberi sognatori’ è un titolo corretto per rappresentare questa serie di film per la TV, perché in questi esempi ci sono sia la libertà che il sogno, sono àncore-simbolo alle quali tendiamo per capire che genere di persone vogliamo diventare. Vogliamo mostrare ai più giovani questi esempi, così lontani dal loro quotidiano e remoti nel tempo, per cercare di trasferire loro l’impegno generatore di impegno che queste quattro persone ci hanno consegnato”.
Alice Grassi, figlia di Libero Grassi: ”Abbiamo affidato a mia madre il compito di raccontare la storia e l’impegno di mio padre in difesa del bene comune e della libertà. Quello di mia madre è stato un cammino di solitudine fino al 2004, quando Palermo è stata tappezzata con adesivi recanti la scritta: ‘Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità’. A seguito di questa iniziativa mia madre ha detto: ‘Se sono scritti da giovani potrebbero essere i miei nipoti, perché la pensano come me’. Da lì nacque l’associazione Addio Pizzo. Pochi giorni fa, dopo la morte di mia madre, quegli stessi giovani hanno detto: ‘Con te tutto era nato ed era cresciuto, hai segnato una strada che noi continuiamo a percorrere, seguendo i passi tuoi e quelli di Libero, passi lievi, garbati e al tempo stesso determinati e forti’ “.
Si è poi parlato del giornalista Mario Francese, ucciso da Cosa Nostra il 26 gennaio 1979. Era un cronista di razza, la sua morte apre la stagione feroce in cui la mafia puntò al cuore dello Stato, uccidendo i più significativi rappresentanti della istituzioni in Sicilia. Di tutti, quello di Francese è l'omicidio più paradigmatico, perchè lui aveva intuito prima di ogni altro il salto di qualità che la mafia si apprestava a fare. E aveva raccontato, come una metastasi che cresceva incontenibile dentro Cosa nostra, l'avidità e la ferocia dei corleonesi, scesi su Palermo per occuparla militarmente e per saccheggiarne ogni risorsa, ogni speranza. Nel suo intervento il figlio Giulio ha sottolineato: "Mio padre raccontava la nuova mafia in tempi non sospetti, quella di Riina, Provenzano e di Bagarella, quella che sarebbe diventata la mafia padrona. Faceva nomi e cognomi, anche degli "innominabili", raccontava a muso duro le nuove strategie violente, dimostrando da che parte stava. Anche fisicamente. Eppure nonostante il suo impegno, i suoi grandi meriti professionali, su di lui e sul suo sacrificio è subentrato da subito un silenzio pietrificante, ingiusto, immotivato e perfino mortificante. Un silenzio durato 20 anni. Ma il tempo è stato galantuomo, oggi mio padre è un punto di riferimento per il giornalismo siciliano. Questa rassegna ‘Liberi sognatori’ per me realizza un sogno, quello di un film, che possa raccontare sì il giornalista Mario Francese ma anche l'uomo che amava la vita appassionatamente, sempre col sorriso sulle labbra, pronto alla battuta, il suo cuore, la sua generosità”.
Momenti di grande commozione nella sala piena di giornalisti, quando Giulio ha parlato del fratello più piccolo, Giuseppe, che ha definito co-protagonista involontario della vicenda. Aveva 12 anni quando morì suo padre, è cresciuto con un grande vuoto, ma anche con un disperato bisogno di verità e giustizia. Non si è rassegnato al silenzio, ha reagito, si è lanciato in una missione impossibile, andare a rileggere tutti gli articoli di suo padre per cercare un segno, una traccia che tenesse insieme quegli scritti con la sua morte. Il suo lavoro sarà premiato: riuscirà a far riaprire l'inchiesta e a ottenere la condanna della cupola di Cosa nostra per la morte del padre.. Poi, stanco e appagato, sceglierà di uscire di scena togliendosi la vita. La fiction intende raccontare la storia di entrambi, padre e figlio: le indagini giornalistiche di Mario, la tenace ricerca della verità di Giuseppe. Fino a un epilogo drammatico che ce li consegna entrambi come una straordinaria storia civile.
A interpretare il ruolo di Mario Francese è stato chiamato l'attore Marco Bocci. "Questo mestiere - ha detto - a volte ti regala sorprese che ti travolgono. Fare progetti del genere, da attore, ti carica di grandissima responsabilità che oltre alla professionalità e basta. Mi piacerebbe raccontare Mario Francese non solo per quello che è successo, ma anche nel suo privato, nel suo carattere, nella sua personalità"
Momenti di grande commozione anche quando ha preso la parola Viviana Matrangola, figlia di Renata Fonte: “Grazie per aver scelto la storia di Renata Fonte, la mia mamma. Di raccontare la storia di uomini e donne giusti, testimoni di un mondo che non vuole cedere alla rassegnazione, sognatori di giustizia. Hanno avuto il coraggio della parola e della denuncia. Non sono degli eroi, ma hanno esercitato l’irrinunciabile diritto a fare semplicemente il proprio dovere. E se li considerassimo degli eroi ci forniremmo un alibi per non fare ciascuno la nostra parte”.
Graziano Diana, sceneggiatore della storia di Emanuela Loi: “Io sono qui come rappresentante di Claudia, sorella di Emanuela, nonché come sceneggiatore della sua storia, per testimoniare la gratitudine di Claudia e la volontà di raccontare la storia di sua sorella, la prima donna poliziotta caduta nell’adempimento del suo dovere, che a 24 anni si è trovata a vivere in una sequenza di tragici avvenimenti, dalla morte di Falcone fino alla sua stessa morte, come parte della scorta di Paolo Borsellino quel giorno in via d’Amelio”.

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