Utilizzo dei cookies

Questo sito utilizza i cookies. Utilizzando il nostro sito web l'utente dichiara di accettare e acconsentire all’utilizzo dei cookies in conformità con i termini di uso dei cookies espressi in questo documento.

Decrease font size Default font size Increase font size

sale1mf

sale3news

Giuseppe306x150rit

Mario e Giuseppe: la mia tesi, il loro cuore

Pubblichiamo una riflessione di Luana Targia, ventiduenne di Bagheria, che ha pubblicato una bellissima tesi di laurea su "Mario e Giuseppe Francese, due esistenze legate dall'amore per la libertà". Un lavoro particolarmente apprezzata per la profondità delle argomentazioni e il viaggio introspettivo dentro le personalità di Mario e Giuseppe Francese, che ce li rende vivi e vicini.

Mario e Giuseppe Francese sono due persone che hanno fatto della ricerca della verità il proprio mestiere e l'essenza stessa della loro esistenza. Hanno dedicato la loro vita a scovare verità scomode e sepolte sotto tonnellate di indifferenza e cancellate da sguardi omertosi. Sono due eroi della libertà di stampa, il simbolo di una guerra che ancora oggi va avanti, a dispetto degli anni trascorsi.

Una guerra contro la censura, contro ogni forma di prevaricazione, contro l'ignoranza di concetti e leggi non scritte imposte, ma destinate a sparire, o almeno così si spera. Sono - non erano - due persone che ricordano quanto Palermo sia stata una città priva di memoria per anni, incapace di sostenere le idee che avrebbero dovuto camminare su altre gambe, come direbbe oggi il giudice Giovanni Falcone. Invece queste idee sono state scavalcate e calpestate da gambe violente, a volte ironicamente amichevoli. L'ironia sta nell'idea diffusa che il suo destino Mario Francese se lo fosse scelto da solo, “ che se la sia cercata ”, quindi meritevole di essere dimenticato nel breve di una pausa pranzo. [Leggi di seguito in Read more...]

Eppure, con il trascorrere degli anni, i sospetti e le “fantasie” di Mario Francese sono diventate verità e tragiche realtà, proprio in quella città colpevole di averlo ucciso una seconda volta.

La voglia di riscattare questo giornalista, ucciso più dal silenzio che dai colpi di pistola, e di raccontare di Giuseppe, ha fatto si che la mia passione verso la libertà di stampa si trasformasse in una ammirazione forte e personale verso il loro lavoro immenso e, soprattutto, verso il loro modo di vivere la vita, di confrontarsi con essa tra un sorriso e una battuta velata di tristezza.

Mario Francese, il cronista di razza del Giornale di Sicilia, è diventato in brevissimo tempo “il mio giornalista”; grazie a lui ho esplorato un mondo che ancora non conoscevo, ho conosciuto il “Metodo Francese”, ho ammirato l'enorme passione per il mestiere di giornalista di cronaca giudiziaria, non semplice nella Palermo degli anni '70 invasa dai corleonesi, ed ho anche immaginato di fare due chiacchiere con lui.

Mi sono chiesta chi fosse Mario, cosa veramente lo spingesse ad andare nei vicoli della Vucciria a parlare con gente qualunque, quale origine avesse l'ostinazione di raccontare disavventure e ingiustizie giudiziarie di gente poverissima; mi sono chiesta perché un uomo semplice che amava trascorrere il tempo all'aria aperta nella villetta di Aspra, con la sua famiglia, con i suoi animali, fosse stato lasciato da solo prima e cancellato poi.

Ho trovato le risposte alle mie domande, ho capito che Mario Francese era un uomo onesto che amava fare il suo lavoro fino in fondo, che l'obiettivo del suo lavoro era quello di riportare fatti veri e concreti, senza fronzoli o omissioni, perché questo fa un giornalista. Un giornalista deve cercare la verità con tutti i mezzi di cui dispone e non può accontentarsi di descrivere fatti a metà, all'ombra di consigli che suggeriscono una velata censura. Un giornalista deve essere la voce della gente, di quella stessa gente che gli affida, con speranza e rabbia, le proprie storie, le proprie ingiustizie. Essere un giornalista per Mario Francese significava tutto questo; era un amico leale della verità, un testimone della gente. Per questo è stato lasciato solo due volte: da vivo e da morto. Lo sa bene Giuseppe, altro grande protagonista di questa storia dal momento che non c'è Mario senza Giuseppe e non c'è Giuseppe senza Mario. Affascinante è la continuità tra loro, una continuità che trova riscontro nel metodo di ricerca della verità, che ha fatto sì che Giuseppe somigliasse sempre più a Mario, che pensasse come lui. È stato come raccontare la storia di un'unica persona, padre e figlio insieme in un'unica prospettiva.

Raccontare la storia di Giuseppe, parlare della sua forza , della sua fragilità e della sua incredibile ironia, era per me un dovere morale. Mi hanno guidato sentimenti di ammirazione e rabbia: ammirazione per il lavoro enorme che ha portato avanti al fine di dare un po' di giustizia al padre, per la sua straordinaria capacità di trovare il lato ironico della vita; rabbia perché oggi quella persona così umana e così bella non c'è più.

Durante la stesura della mia tesi di laurea non ho saputo e potuto mantenere il distacco necessario a causa del forte coinvolgimento personale, è stato inevitabile perché stavo raccontando di un bambino cresciuto e diventato uomo senza il papà, un uomo che ha deciso di cercare per lui la verità facendone la missione della sua vita, e che poi, a missione compiuta, ha deciso di raggiungerlo, a soli 35 anni. Per questo motivo spesso mi sono fermata, mi era impossibile proseguire senza star male per una vicenda che ormai era diventata mia.

È stato un onore per me cercare di trasmettere il messaggio che Mario e Giuseppe hanno portato avanti per tutta la loro vita, la libertà di essere onesti, di dire la verità, il coraggio di andare controcorrente, pur nella loro umana fragilità. Le loro idee camminano e devono camminare su altre gambe, perché solo grazie alla memoria loro hanno vinto. Solo in questo modo oggi si può sperare di recuperare quel metodo e quel coraggio di fare il giornalista, perso chissà dove e chissà perché. Solo così il lavoro e il sacrificio di Mario e Giuseppe Francese non sarà stato vano.  

Search

facebook-icon twitter-icon google-plus-icon

legalita logo sito 152x50

 logo liberapalermo
liberapalermo

libera

Solidariao

ossigeno

App Noma

udc1

www.webzoom.it by Nino Pillitteri