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Cari Mario e Giuseppe...

Momenti molto toccanti a Bagheria nella giornata di celebrazioni in ricordo di Mario Francese ucciso il 26 gennaio di 34 anni fa a Palermo sotto casa. Autorità e cittadini lo hanno ricordato a Palermo di mattina, presente anche il sindaco di Corleone che ha rinnovato alla famiglia e a tutte le vittime della mafia la sua invocazione di perdono. Il momento religioso a partire dalle ore 18,30 nella chiesa San Giovanni Bosco celebrata da padre Michele Stabile. Grande commozione alla fine, quando una ragazza e un ragazzo hanno letto due lettere. La prima fa parte del gruppo giovanile parrocchiale che frequenta la "casa di Giuseppe" messa a disposizione della comunità di padre Stabile dalla famiglia Francese, l'altra è di uno studente della scuola media Tommaso Aiello, che ha letto in classe assieme ai suoi compagni il libro "Il quarto comandamento", di Francesca Barra, sulla vita e la morte di Mario e Giuseppe Francese e a quest'ultimo ha voluto manifestare la propria simpatia e il proprio affetto. Di seguito ecco i testi.

Read More Oggi 26 gennaio 2013 ricordiamo il giornalista Mario Francese ucciso dalla mafia 34 anni fa. Io non mi ricordo di te, caro Mario, quanto tu sei morto non ero ancora nata, ma ho imparato a conoscerti attraverso il ricordo che hanno di te quanti ti hanno conosciuti, familiari e amici.

So che la mafia ti ha ucciso perché eri un giornalista che sapeva svolgere con coraggio il suo lavoro, che non aveva paura di dire la verità e che scriveva di scenari mafiosi terribili, che aveva intuito e che voleva annunciare. La tua vicenda ha visto la luce grazie all'impegno della tua famiglia e, in particolare, di Giuseppe, il figlio tuo più piccolo che ha lottato perché l'inchiesta sulla tua morte non fosse archiviata e dimenticata.

Giuseppe ha combattuto con tutte le sue forze perché venissero riconosciuti i colpevoli di quel delitto terribile che aveva cambiato per sempre la sua vita e quella della sua famiglia. Neanche Giuseppe ho potuto conoscere, anche lui è andato via troppo presto, anche la sua morte è conseguenza di questo cancro terribile che è la mafia.

La sua famiglia non ha lasciato però il suo ricordo nella morte, ma lo ha trasformato con un gesto di amore e di donazione in un ricordo pieno di vita e di gioia, dando la possibilità a tanti giovani di realizzare iniziative e attività nella casa appartenente a Giuseppe. Essa è infatti diventata un punto di riferimento per tanti di noi ragazze e ragazzi della parrocchia di San Giovanni Bosco di Bagheria.

Cari Mario e Giuseppe, in questa casa io ho imparato a conoscervi. Insieme a tanti altri giovani, grazie agli educatori, al nostro parroco Padre Francesco Stabile e il vice parroco Fra Vittorio Avveduto, cerchiamo di crescere portando dentro di noi la vostra testimonianza per la verità e la giustizia. E per questo cammineremo sempre a testa alta e schiena dritta.

Adele Mocciaro

del gruppo giovanile della parrocchia San Giovanni Bosco-Bagheria

Caro Giuseppe, eri un ragazzo bello, giovane, allegro. Avevi solo dodici anni quando, una sera, così, a sangue freddo, sotto casa, uccisero tuo padre. Da quel giorno nella tua vita è rimasto un vuoto incolmabile. Ti piaceva scrivere, ogni volta che ne sentivi il bisogno, scrivevi parole rabbiose contro la mafia e contro coloro che, con la loro ignavia, avevano permesso che i responsabili di quell'efferato delitto restassero impuniti: ti sfogavi così.

Hai alternato momenti di rassegnazione a momenti di rabbia, ma alla fine ha prevalso in te la voglia di lottare per la ricerca della verità e della giustizia. Trovare gli assassini di tuo padre è stato il motore che ti ha dato la forza di andare avanti. Hai cominciato a cercare in maniera spasmodica tra i suoi scritti e le sue inchieste e ciò oltre a permetterti di giungere alla verità e di rendergli giustizia, ti ha dato modo di riappropriarti delle sue emozioni, che sono diventati i tuoi ricordi.

Quanta tenerezza ho provato sentendo che, quando tornavi a casa da tua madre l'abbracciavi forte e cercavi in qualche modo, con la tua costante allegria, di starle vicino, di consolarla. Mi ha colpito molo il gesto che hai compiuto durante il funerale di tuo padre Mario. Ti sei avvicinato alla sua lapide e hai messo delle briciole di pane sulla sua tomba, affinché - così dicesti – gli uccellini gli tenessero compagnia.

Te ne sei andato a soli 35 anni , troppo giovane: avevi ancora tutta una vita da vivere. Ma non ti preoccupare perché il tuo ricordo è e sarà sempre vivo, perché hai lasciato un segno indelebile nel cuore do ognuno di noi. Ti abbracciamo

Samuele Lo Galbo

II C, scuola Tommaso Aiello-Bagheria

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