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La mostra su Mario Francese "conquista" Corleone

Sarà messa a dispozione delle scuole, degli studenti nati decenni dopo la sua morte per ricordare oltre il vincolo della memoria diretta. La mostra "Una vita in cronaca. Per rompere il silenzio", dedicata a Mario Francese, vittima dei corleonesi, rimarrà a Corleone fino al 26 gennaio, trentaquattresimo anniversario della morte del cronista del Giornale di Sicilia. La mostra, allestita nel centro della provincia di Palermo in occasione del "Festival della legalità in tour" organizzato per ricordare il ventennale dell'arresto di Riina, è stata infatti prorogata su richiesta delle scuole e del sindaco Lea Savona visto il grande successo ottenuto in questi giorni.

La mostra, che in 34 pannelli raccoglie le foto, gli articoli e la storia del giornalista ucciso da Leoluca Bagarella, questa settimana potrà essere visitata presso il complesso monumentale di Sant'Agostino, in via Sant'Agostino. "Il nostro obiettivo – spiega il sindaco di Corleone – è far conoscere a tutti la storia di Francese, un uomo giusto e con la schiena dritta che ha trovato la morte per aver fatto il suo dovere senza piegarsi. Dall'inaugurazione di domenica l'afflusso di gente venuta a visitarla è stato ininterrotto".

Successo per la mostra, ma anche – o forse soprattutto – valenza simbolica. Francese, infatti, fu il primo giornalista a mettere a fuoco l'ascesa dei corleonesi, il nuovo potere della "Ri.Sa." e la scalata criminale del proprietario di quest'impresa, il cui nome sta appunto per "Riina Salvatore". "Ma mio padre – afferma Giulio Francese, figlio del giornalista – era legato a Corleone per motivi affettivi: venivamo spesso qui in paese insieme e con lui, lungo queste strade, conservo ricordi meravigliosi".

Anche per questo Mario Francese non cadde nella tentazione di semplificare, generalizzando. "Nei suoi articoli – prosegue Giulio Francese, anima della fondazione che porta il nome del padre e del fratello Giuseppe, anch'egli vittima della mafia – non chiamava Riina e il suo clan 'corleonesi', ma 'liggiani'. Il giornalismo spesso porta a semplificare, ma così non si rende onore a un paese, Corleone, nel quale c'è anche molta gente sana". Quella gente che da domenica ha affollato la mostra. E che adesso ne ha voluto la proroga.

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