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Barra: Mario Francese un maestro, ricevere un premio a lui intitolato una responsabilità e un impegno

A vincere l’edizione 2010 del premio Mario Francese è stata la giornalista Francesca Barra, grazie alla trasmissione radiofonica “La bellezza contro le mafie“, che conduce su Radio1. Un percorso che unisce nord e sud quello tracciato dalle puntate di questa trasmissione, ognuna delle quali esamina una storia, un evento, un fatto legato alla criminalità organizzata, contestualizzandolo.

francese locandina 2010 2Queste le motivazioni del premio: a Francesca Barra per l’impegno civile e la sensibilità etica che accompagnano da sempre il suo lavoro di giornalista e di scrittrice. Un riconoscimento particolare va soprattutto al programma radiofonico “La bellezza contro le mafie” in onda su Radiorai 1 di cui Francesca Barra è autrice e conduttrice. In uno spazio di grande ascolto vengono proposti con un taglio coinvolgente racconti e memorie su storie legate alla mafia e alle organizzazioni criminali. Già nel titolo del programma viene ripreso lo spirito innovativo e dirompente di un pensiero di Peppino Impastato: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”.

È proprio quello che Francesca Barra fa ogni giorno con grande rigore narrativo e competenza professionale conciliando in modo originale la ricerca giornalistica con il linguaggio radiofonico.
Francesca Barra è giornalista professionista e autrice teatrale. Alla cerimonia di consegna del premio, il 27 novembre a Siracusa, città natale di Mario Francese, ha presentato il recital "Donne non ordinarie", dedicato, tra le altre, a Rita Atria e alla cantante scomparsa Rosa Balisteri. Il lavoro, molto toccante e molto applaudito, è interpretato assieme all'attrice Silvia Francese (nipote di Mario) e alla cantante Valentina Mercuri. Il premio, 
organizzato dall’Ordine dei giornalisti, è stato consegnato da Giulio Francese, figlio del cronista di giudiziaria del Giornale di Sicilia, ucciso dalla mafia il 26 gennaio 1979, a Palermo. Ala cerimonia erano presenti anche gli altri due figli di Mario Francese, Fabio e Massimo, e la sorella Maria.
A Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza e Alberto Spampinato, per l’osservatorio “Ossigeno”, sono andati gli altri riconoscimenti, mentre Luigi Prestinenza ha 
ricevuto un premio alla carriera. Un premio alla memoria è andato invece a Elvira Sellerio. La novità di quest'anno, nell'ambito del premio, sono stati i riconoscimenti speciali Giuseppe Francese, figlio di Mario morto prematuramente nel 2002, a 36 anni: giornalista pubblicista impegnato sul fronte antimafia, ha speso la sua vita per ottenere verità e giustizia per il padre, dando un contributo fondamentale per la riapertura dell'inchiesta e l'avvio del processo che si è concluso con la condanna di Totò Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano e altri esponenti della 2cupola" di Cosa nostra. 
I premi "Giuseppe Francese" sono stati assegnati ad Angelo Augusto, Pino Maniaci, Giulia Martorana, Michele Naccari e José Trovato, in quanto giornalisti “di frontiera”, che operano in zone di particolare rischio.

Barra: Mario Francese un maestro, ricevere un premio a lui intitolato
una responsabilità e un impegno

Francesca Barra, la giornalista di RaiRadio1 che ha vinto il premio Mario Francese 2010 per il suo programma "La bellezza contro le mafie", non ha nascosto la sua emozione. Le abbiamo chiesto cosa significa per lei questo riconoscimento. Ecco la sua risposta.

barra7"Anche quando racconto il male, continuo a credere nel bene.Non ho mai conosciuto Mario Francese. E' morto che avevo un anno. E non ho mai conosciuto suo figlio Giuseppe. Non sono una loro parente, non sono siciliana. Ma come Mario ho scelto, ho sentito, di voler diventare una giornalista come mia unica occasione per cercare e descrivere la verità. 
Ricevere un premio a lui intitolato simboleggia una responsabilità che si tramanda fra comunicatori, essere giornalisti vuol dire idealmente trasformarsi 
in una cerniera che unisce i fatti e la loro interpretazione. E come Mario insegna, l'unica via possibile è rispettare l'oggetto senza anteporre l'io 
narrante. Mi carica di orgoglio perchè non c'è maestro a cui vorrei ispirarmi, se non ad un cronista di nera simile.

Asciutto, generoso, essenziale e testardo. Curioso delle dinamiche umane, ambizioso non per gloria personale, rigoroso nel lavoro, disteso e pieno di sfumature nella vita personale. Per capire chi fosse profondamente mesi fa sono arrivata a Palermo. Ho percorso i vicoli della Vucciria, sono entrata al Giornale di Sicilia, percorso la strada da casa in viale Campania, dove è stato ucciso, al tribunale. Ed è lì che l'ho conosciuto. Ed è allora che un premio è diventato non solo un riconoscimento, ma una promessa, un impegno. Volevo indagare sulla sua straordinaria vita, ho scoperto quella di un'intera famiglia, a partire da Giuseppe, il figlio minore, che senza essere un giornalista o laureato in legge, alla mia età è riuscito a far riaccendere anzi ad accendere dopo ventanni di silenzio, i riflettori sull'omicidio di suo padre e far condannare la cupola di cosa nostra.

Con lui, i suoi fratelli: Giulio, Fabio, Massimo. Non hanno fatto il rumore a cui siamo abituati oggi. Rivolgendosi a televisioni, organi di stampa, e trasformando in clamore un disperato bisogno di giustizia. Si sono posti un obiettivo e l'hanno inseguito con metodo. Anacronistico e per me esemplare. Ho scoperto, attraverso loro, la vicenda di un'intera famiglia dicevo, che rappresenta la catena di dolore che lega i parenti delle vittime di mafia. Circolare, senza vie di fuga. Una catena di dolore senza fine pena che non prevede nemesi, purtroppo. Eppure la famiglia Francese, gli amici, i colleghi di Mario, di Giuseppe, sanno, come me oggi, che averli conosciuti non può che cambiare profondamente non solo il destino, anche il nostro sguardo nei confronti di ciò che ci circonda. La storia di Mario coinvolge Palermo, la storia di un giornale, di un giornalismo autentico, un periodo storico drammatico. La storia di Mario, il suo omicidio, il silenzio a cui si sono in troppi piegati, ha avuto un riscatto che va al di là di una targa. Si chiama memoria. Si chiama gratitudine. Grazie, Francesca."

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