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La macchina da scrivere

Una serata in ricordo del cronista Mario Francese - di Roberto Puglisi


In sottofondo il ticchettio di una macchina da scrivere. Il suono riconoscibile, l'attrezzo mitico, il segno della nostalgia.

La macchina da scrivere - richiamata in una bella clip di Roberto Villino - cioè, il simbolo della pulizia, della la passione, dell'onestà: il grumo di ingredienti che dovrebbe contraddistinguere almeno la parte nobile del mestiere di giornalista.
Una semplice macchina da scrivere, col suo ticchettio, ha accompagnato i viaggiatori sulla coda del tempo convenuti ieri al teatro Politeama per ricordare Mario Francese, nel trentesimo anniversario dell'omicidio programmato da chi si illuse di spegnere una voce scomoda. Eppure, quella voce e quel fiato da cronista hanno attraversato gli anni - l'esecuzione fu puntualmente compiuta dai macellai il 26 gennaio del 1979 -. Sono stati scongelati da un filmato, ed è stata una felice sorpresa del cuore ritrovarli intatti, come se l'orologio non avesse battuto la progressione dei giorni. Intatti e incrollabili nella sincerità che killer, illetterati e ignari della potenza delle parole, immaginarono di cancellare.
Una serata - quella organizzata dall'Ordine dei giornalisti di Sicilia e dalla Zerotre - che ha avuto il pregio di una commossa sobrietà. Sul palco, impeccabilmente coordinato da Costanza Calabrese e Salvo Toscano, si sono alternati uomini di penna e di cappa dello spettacolo. Ernesto Maria Ponte e Salvo Piparo, con testi di Felice Cavallaro e Filippo D'Arpa, hanno regalato scampoli autentici di talento. Davide Enia è stato un gigante. Il suo monologo “L'uccello grifone” è un prezioso distillato dei sentimenti suscitati dalle favole della nonna e dell'asprezza crudele dei fatti. Davide Enia è un incantatore che (forse) questa Palermo istituzionale non merita.
I cronisti invitati non si sono limitati all'esercizio della memoria. Si sono sottratti al peso della retorica. Gian Antonio Stella del “Corriere della Sera” ha ricordato i fronti caldi che vedono l'impegno di tanti martiri dell'informazione: “Francese è un simbolo dei caduti”. Franco Nicastro, presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia, ha tracciato un ritratto del “padre delle inchieste” Francesco La Licata della “Stampa” ha condiviso con la platea gli aneddoti di una milizia vissuta gomito a gomito col cronista di giudiziaria del “Giornale di Sicilia”. Ha messo insieme i frammenti di un'epoca lontana, quando il corridoio del procuratore era lastricato di carabinieri, quando le fonti depistavano, quando una maestrina di Corleone, Ninetta Bagarella - strappata all'anonimato dal suo sposo, Totò Riina - venne intervistata per la prima e unica volta nella storia da “Mario”. E in sottofondo quel ticchettio della macchina da scrivere, un po' coccodrillo di Capitan Uncino col suo incessante richiamo all'etica professionale, un po' anima di una domanda mai trapassata, colonna sonora del valore di un uomo.

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