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Ecco chi era Giuseppe Francese

Sei testimonianze di "prima mano" di persone che hanno conosciuto Giuseppe Francese: sono gli amici giornalisti Lirio Abbate, Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo, la dirigente regionale del suo ufficio, dr.ssa Gabriella Garifo, l'avvocato Fabio Lanfranca, che ha rappresentato la famiglia Francese nel processo ai boss di cosa nostra per l'omicidio di Mario Francese, il presidente del tribunale di Palermo, Antonio Balsamo, che è stato il relatore della sentenza del processo di primo grado del medesimo processo.

ideazione di Salvatore Cernigliaro , musica: Airfish, fotografia della manifestazione Ph©CRPR

Vent’anni senza Giuseppe Francese, il ricordo a Palermo: “Vive ancora con noi” – il video

Nel ventennale della sua scomparsa, si è svolta nel capoluogo siciliano una manifestazione culturale per ricordarlo
Ha speso la sua vita a lottare per la verità e ci ha lasciato un messaggio molto importante, troppo spesso dimenticato: mai rassegnarsi. Ma la lotta, è risaputo, logora.
Questa in breve è la parabola di Giuseppe Francese, che aveva solo 12 anni quando Mario Francese fu ucciso dai mafiosi, e lottò poi con determinazione per portare alla sbarra gli assassini del padre, riuscendoci.

Giuseppe Francese, il ricordo di Giulio
“All’inchiesta prima e al processo dopo mio fratello dedicò tutte le sue energie per ottenere verità e giustizia per mio padre, cronista del ‘Giornale di Sicilia’ ucciso dalla mafia di Totò Riina il 26 gennaio del 1979, una morte inghiottita dall’oblio per troppo tempo”, scrive il giornalista Giulio Francese, attualmente consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

“Un silenzio al quale Giuseppe si è opposto con tutte le sue forze, non rassegnandosi, ma addentrandosi tra gli scritti di mio padre per cercare un filo che portasse alla verità. Obiettivo raggiunto con la riapertura, dopo 20 anni, dell’inchiesta, cui diede un grande contributo. Seguì il processo e la condanna dei boss di Cosa nostra. Poco tempo dopo Giuseppe decise di porre fine alla sua esistenza”.

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Quella luce negli occhi quel bisogno di verità

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In memoria di Giuseppe, 20 anni dopo

(da giornalistitalia.it) e  Il 3 settembre di 20 anni fa mio fratello Giuseppe decise di lasciarci, doveva fare 36 anni. È un anniversario doloroso per me e la mia famiglia, una ferita ancora aperta. Giuseppe era l’allegria, la spensieratezza, ma anche il dolore soffocato dentro per molto tempo. Un dolore che l’ha corroso dentro ma che non gli ha impedito fino all’ultimo di portare a termine la sua missione di rendere verità e giustizia a nostro padre.

Giuseppe Francese

 

giuseppe francese 20140106 1575908350 Ci ha insegnato a non rassegnarci, ci ha spinti a lottare per abbattere il muro di silenzio, ha cominciato a leggere tutto sulla mafia, a scrivere. È stato un gigante che ha sfidato le sue fragilità ed ha pagato un prezzo altissimo.
Venti anni dopo vogliamo ricordare il ragazzo sorridente, sempre pronto alla battuta, generoso. Vogliamo ricordarlo non nel giorno della morte, ma in quello del compleanno, 56 anni, perché Giuseppe è ancora vivo nel cuore di molti, non solo della sua famiglia.
Lo ricorderemo, perciò, questo pomeriggio a Bagheria, alle ore 18, nella chiesetta di Santa Rosalia a Villa Cattolica, con una messa celebrata da padre Francesco Michele Stabile, e a Palermo il 9 settembre, alle ore 17 a Palazzo Montalbo, in via dell’Arsenale 52, sede del Centro regionale per la progettazione e il restauro diretto dalla dottoressa Alessandra de Caro, che ha aderito con entusiasmo all’iniziativa mettendoci a disposizione i locali. Ci saranno amici, giornalisti, avvocati, magistrati, racconteranno chi era e il suo impegno antimafia.

“Francese migliore espressione del giornalismo”

Mario Francese è stato ricordato, nel 42.mo anniversario della sua uccisione, dal presidente della Regione Nello Musumeci e dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando.

“Parlare di Mario Francese - ha detto Musumeci - significa parlare della migliore storia del giornalismo in Sicilia. Perché il cronista del Giornale di Sicilia è stato uno dei primi a intuire i cambiamenti all’interno di Cosa nostra e a descrivere l’ascesa al vertice dei corleonesi e le collusioni con i colletti bianchi, pubblicando, con coraggio, nomi e cognomi dei responsabili. Una scelta che ha pagato con la vita. In una giornata come questa rinnovare il ricordo non è uno sterile esercizio di retorica, ma uno stimolo per tutti noi a riflettere a fondo sul ruolo strategico che l’informazione libera deve ricoprire all’interno della società come presidio stabile di legalità e di democrazia».

 "A 42 anni di distanza dalla sua morte, ricordiamo ancora Mario Francese, cronista vittima di un tempo in cui raccontare la mafia - ha detto il sindaco Orlando - era raccontare del legame fra criminali e politica, raccontare l'intreccio fra affari e politica. Anche grazie al lavoro di Francese e di tanti giornalisti, Palermo è oggi più libera"

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